Vicini al popolo

di Francesco de Notaris
“Erano uomini di buone maniere ma di cattive abitudini”. Così il Papa Giovedi 25 Marzo, dinanzi ad oltre 500 parlamentari, ex parlamentari, ministri, durante la Messa in San Pietro, in un passaggio del Suo commento alle letture del giorno. La classe dirigente dell’epoca si era allontanata dal popolo ed era chiusa alle aspettative del popolo sofferente. La lontananza da Dio e dal popolo la aveva reso corrotta. Ancora oggi ricordiamo la definizione di ‘sepolcri imbiancati’ che Gesù rivolse alle autorità del tempo.
I quotidiani hanno sottolineato come rivolta all’uditorio la riflessione sulla corruzione e non hanno sbagliato perché i partecipanti alla liturgia erano una parte di quella classe dirigente che in questi anni è stata al centro dei fenomeni di corruzione che ci vedono all’avanguardia nel mondo.
E’ facile comprendere come chi si allontani dalla gente perda la ragione stessa del mandato (così si dice per i parlamentari) e facilmente si avvicini a ciò che per un politico, per un amministratore è la tentazione più forte: esercitare il potere e ricevere benefici.
Il Papa , con stile pastorale, ha invitato tutti ad interrogarsi per comprendere se vivono sulla strada segnata dal Signore.
I politici partecipavano ad una liturgia non ad una udienza. Al termine della Messa il Santo Padre si è ritirato ed i partecipanti hanno fatto altrettanto.
Credo che l’intervento del Papa sia di straordinaria importanza. Va anzitutto sottolineato come la celebrazione sia stata chiesta dai parlamentari e che essa si è tenuta in San Pietro e non in luogo appartato o riservato. Chi chiede di partecipare ad una liturgia cattolica si presume lo faccia da cattolico ed è di tutta evidenza che vi è un aprioristico riconoscimento del ruolo del Pastore come è ancora del tutto evidente che una liturgia eucaristica richiede fede, consapevolezza e disponibilità che non sono atteggiamenti propri di chi interviene ad una manifestazione mondana .
Francesco lascia capire che la corruzione porta alla corruzione dei rapporti tra le persone , alla corruzione delle abitudini e quindi le opere che ne scaturiscono sono corrotte.
Siccome le opere del politico costituiscono la politica si può dedurre che è la politica che è corrotta.
In Italia questa è realtà.
Papa Francesco annuncia che questa realtà è “il dolore del Signore, il dolore di Dio, il lamento di Dio”.
Il corrotto che guarda soltanto a se stesso di fatto non cura gli interessi del popolo che lo ha eletto rappresentante, non è attento a chi chiede, ma è servile verso chi dà. Il politico corrotto diventa dipendente da chi lo favorisce e gli permette il perseguimento di obiettivi che non hanno fondamenta nel campo dei più bisognosi, tra coloro che le ingiustizie hanno discriminato.
Il Papa non ha rivolto appelli, non ha operato distinzioni tra ‘buoni e cattivi’, non ha condannato. Ha descritto e ha ribadito le parole del Signore dinanzi ai parlamentari che, ripeto, per aver chiesto la celebrazione, si presentavano come cattolici.
Ci sarebbe da continuare a riflettere sul proprium dei cattolici, sul senso della fede, sul ruolo del cristiano nel mondo. L’evangelico essere nel mondo, senza essere del mondo pare sia stato dimenticato.
In questi anni troppi moralisti si sono intestati, senza fede, la fede dei cristiani. Atei devoti si sono fatti maestri di teologia – vedi Pera e Ferrara tra gli altri -, nipoti di suore –vedi Berlusconi – hanno immaginato di essere unti del Signore, laici e massoni capi famiglia di più famiglie si sono nominati difensori della famiglia cristiana e la confusione è grande.
Mi sembra che l’invito del Papa ai parlamentari che hanno richiesto di partecipare alla Messa in San Pietro, l’invito a pregare per ‘aprirsi alla salvezza che viene soltanto da Dio, dalla fede e non da quello che proponevano i dottori del dovere che avevano perso la fede’, l’invito a chiedere a Dio di ‘aprire la porta’ sia manifestazione di amore anche per il nostro Paese.
Noi non siamo parlamentari; vorremmo essere di buone maniere e di ottime abitudini. Vorremmo essere vicini ai concittadini.

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