Un’altra Europa: In quest’ondata di populismo e nazionalismo in crescita, stiamo a vedere cosa ne uscirà

di Niccolò Rinaldi
Pubblico con piacere le mie risposte per un’intervista di Carlo Mazzanti*, giornalista veneto che sta lavorando a un libro-intervista sull’Europa con il contributo di numerose persone come Giorgio Squinzi, Presidente Confindustria, Kyle Scott, Console Generale Usa in Italia, Gianni De Michelis, ex Ministro degli Esteri, Laura Fincato, ex Sottosegretaria agli Esteri, Carlo Jean, Generale, Università Luiss Roma, Alberto Mingardi, Direttore Istituto Bruno Leoni, Vittorio Emanuele Parsi, Università Cattolica Milano, Michele Boldrin, Washington University in St Louis, Arduino Paniccia, Università di Udine e Trieste, Roberto Fini, Università di Verona, Francesco D’Arrigo, Direttore Istituto Niccolò Machiavelli Roma, Andrea Politi, Analista strategico, Franco Debenedetti, Imprenditore e politico, Fabrizio Coricelli, Università Parigi 1, Sandro Brusco, State University New York, Carlo Stagnaro, Direttore ricerca Istituto Bruno Leoni Milano, Andrea Goldestein, Analista economico Ocse, Marina Faccioli, Università di Roma Tor Vergata, Giancarlo Corò, Università Ca’ Foscari Venezia, Marco Laganà, già BCE.
Titolo provvisorio: Un’altra Europa
Sottotitolo: Domande e (soprattutto) risposte Ri Costituenti
Autore: Carlo Mazzanti
Questionario libro – intervista
Dopo una lunga marcia di avvicinamento, l’Europa politica di fatto esiste. Ma è sufficiente l’attuale Unione europea, fondata sul trattato di Maastricht? Ogni giorno vediamo l’inadeguatezza degli attuali strumenti. Maastricht, o Lisbona, sono stati e sono passi in avanti, ma tutti prigionieri non del “voglio ma non posso”, ma del “devo ma non me la sento”. Anzi, pensando a Lisbona, e alle tante disposizioni non attuate – cooperazioni rafforzate, possibilità di attuare una vera politica estera comune, compimento del mercato interno, e molto altro ancora – siamo addirittura regrediti a un “potrei ma non voglio”. Sono tutti trattati figli di questa contraddizione di fondo: la consapevolezza che solo insieme si può dare un ordine alla nostra società e ai suoi problemi sempre più complessi, e la restia fatica a smantellare le impostazioni nazionali. In definitiva, l’Europa di questi trattati è un misto di calcolo di convenienza a stare insieme e assenza di fiducia reciproca.
Quanto è auspicabile un’Europa più politica? È l’auspicio della necessità, e anche l’auspicio della bellezza.
Sarebbe augurabile e fattibile che al Parlamento Europeo si realizzasse una fase costituente per stendere una Costituzione da sottoporre all’approvazione dei cittadini? È augurabile, perché i nostri popoli hanno bisogno di una Carta che permetta un salto in avanti, anche in termini di tutela dei cittadini; ed è non solo fattibile ma anche conveniente, dato che il Parlamento Europeo ha una composizione proporzionale ma ponderata a favore dei paesi più piccoli, e già una notevole esperienza nel mettere al lavoro rappresentanti dei cittadini che provengono da tradizioni così diverse. continua a leggere…

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