Una nuova primavera …

Tra qualche giorno è primavera. Ci fu la primavera di Palermo. Ci sarà una nuova primavera … dopo la vecchia primavera che inizia come ogni anno nel giorno stabilito? Al posto dell’ Estate, dell’Autunno, dell’Inverno tradizionale ci sarà una nuova Primavera? E allora che diciamo nel tempo del virus? E’ anche vero che di virus di ogni tipo ce ne sono tanti. Oggi questo virus è anche furbo … si nasconde. E noi ? Abbiamo soltanto la parola. O no? Francesco Denotaris

Dopo ci sarà una nuova primavera e noi saremo diventati migliori pur carichi di tanti dolori e di terribili ricordi. Luca Orlando

La pandemia del covid-19, così come tutte quelle che l’hanno preceduta negli ultimi cinquant’anni, è il frutto dei disastrosi cambiamenti climatici causati dalle dissennate deforestazioni, dalle disastrose emissioni in atmosfera e dai troppi crimini ambientali compiuti dai potenti della nostra sventurata Terra. A fronte delle scarse risorse finanziarie destinate alla ricerca scientifica per debellare malattie sempre più pericolose e alla lotta alle vecchie e nuove povertà globali, lor signori hanno fatto ingenti e ingiustificabili investimenti in armamenti e in altre “amenità” del genere, dimostrando, se ancora ce ne fosse bisogno, che l’essere umano è l’animale più imbecille e crudele dell’universo intero. Sua Maestà Coronavirus permettendo, spero di poterne parlare con voi, un domani non troppo lontano. Un forte abbraccio. Matteo Viviano

… per altri contributi  

Caro Matteo, cari tutti, seguo quanto passa nel gruppo whatsapp e a maggior ragione nel nostro circuito e-mail anche se sono generalmente silente. In effetti, complice sua maestà il virus, gli arresti domiciliari, lungi dall’affondarmi nella noia, stanno partorendo una mole di attività inusitata. Da un lato teleriunioni che proficuamente (e a basso impatto ambientale ed energetico) continuano a ritmo quotidiano con interlocutori sparsi dalla Germania a varie sedi, universitarie e non, del nostro paese, dall’altro una quantità di lavori imbastiti e rimasti da parte nel turbinio degli spostamenti e delle perturbazioni quotidiane e che ora posso sviluppare e magari completare. Le riflessioni di Matteo sono molto appropriate. In attesa che passi il “picco” (globalmente la cosa si trascinerà per mesi) la mia attenzione si indirizza al “dopo” per il quale ci sono varie avvisaglie non esattamente rassicuranti. Ricordo che le basi della seconda guerra mondiale furono poste a Versailles alla conferenza di pace che chiudeva la prima. Le sollecitazioni, e presto le vigorosissime pressioni, per la “ripresa” spingono verso un totale ritorno al come prima più di prima: cantieri ovunque e comunque a prescindere. L’UE ha recentemente approvato un’ambiziosissima (a parole) legge sul clima, che rischia di passare più che in secondo piano con la “ripresa”. Il tracollo del sistema climatico che, andando avanti così, diverrà irreversibile entro il 2030 comporterà conseguenze globali parecchio peggiori di quelle di una pandemia (che per altro l’OMS aveva già ipotizzato nel settembre scorso). Ma “deus amentat quos vult perdere” e una sezione non marginale della nostra struttura sociale (quella che al momento ricava i maggiori vantaggi) non vuol sentire parlare di cambiamenti nei meccanismi stessi dell’economia degli due secoli e mezzo. Fra i lavori che ho completato in questi giorni nell’eremo domestico c’è un articolo che riguarda proprio i temi della insostenibilità della crescita e delle incurabili disuguaglianze che le sono connaturali. Ahimè è un lavoro tecnico (dentro ci sono le formule) ed è in inglese perché destinato agli archivi della Cornell University (  arxiv.org  ). Comunque se qualche autolesionista fosse interessato glielo mando. Un teleabbraccio a tutti. Angelo Tartaglia

Tutti noi in questi giorni siamo grati ai tantissimi medici , infermieri e OSS che con abnegazione e sacrificio stanno lavorando per proteggere tutti noi da questo male insidioso e invisibile. Un pensiero però ritengo di rivolgerlo ai nostri ragazzi, ai nostri giovani figli, nipoti, amici: oggi più che mai abbiamo bisogno di voi! Questa situazione di grande emergenza sanitaria e sociale, vi sta chiamando ad essere adulti prima del tempo. Normalmente, siamo o dovremmo essere noi adulti a proteggere voi ragazzi: in questo momento invece siete voi che, con il rispetto delle regole e con tanto sacrificio, potete proteggere noi, i vostri genitori, i vostri nonni e tutte le persone che si trovano a vivere in condizioni di fragilità o comunque in condizioni non facili.
Io ho molta fiducia in voi! Siete la generazione del Friday for future! Avete dimostrato grande impegno, responsabilità e grande senso civico quando si è trattato di scendere in piazza per salvare il pianeta, adesso ancora una volta tocca a voi! Spendetevi con generosità mettendovi a servizio di chi in questo momento ha bisogno di aiuto. Sono sicura che andrà tutto bene e sarà determinante il vostro contributo, il vostro impegno e la vostra forza. Studiate perché con lo studio sicuramente darete un grande contributo. Ricordate che la scuola non è un luogo ma un tempo….❤🌈 GRAZIE! Virginia Cozzolino

Ho dedicato la gran parte dei miei studi, della mia attività professionale, dei miei ideali, della mia stessa vita, coltivando il sogno che ci vedeva progressivamente uniti all’interno di una comunità europea. Ho cominciato sin da subito a cogliere i primi frutti di questo sogno quando, all’indomani dell’esame di maturità, era il 1993, decidendo di non rimanere a casa, staccai un biglietto di sola andata per Londra. Assaporai sin da subito il gusto della libertà di spostarmi senza confini, di studiare senza necessari nullaòsta, di lavorare nel rispetto di regole armonizzate, di divertirmi sentendomi culturalmente affine a ragazze e ragazzi che venivano da tutte le parti del continente. Quel sogno, che ho sempre strenuamente difeso, è andato avanti, nonostante le contraddizioni, le resistenze e le retromarce, che la storia talvolta presenta, per oltre un quarto di secolo. Oggi, però, sono in crisi. Realizzo, con sempre maggiore lucidità, che quel sogno rischia di svanire. E tutto questo per causa di chi, alla guida di istituzioni europee, rimane immobile o addirittura fa tutto il contrario di quello che sarebbe tenuto a fare per rinnovare quel sogno collettivo che abbiamo ereditato dai nostri padri e dai nostri nonni, e che è stato a loro affidato. Un’eredità che ci ha tenuto uniti, in pace ed in prosperità per 70 anni. Ho il timore che le distanze di sicurezza e le misure di sanificazione necessarie per superare l’emergenza sanitaria globale, a cui ci sta costringendo un virus che viene da qualche remota foresta cinese, in mancanza della necessaria solidarietà – che poi è il collante di qualsiasi comunità di esseri umani – possano contribuire – fuor di metafora – a logorare, fino al punto di spezzare, i legami culturali, storici, economici e politici che sono racchiusi nel sogno europeo di Spinelli, Schuman, Monnet, Bech, Spaak, Adenauer e De Gasperi. Non voglio, né credo sia utile, mettere fine a questo sogno. Ma non voglio nemmeno che questo si trasformi in incubo, a causa di banchieri senza scrupoli e mercatisti senza mercato. Vorrei, tuttavia, che si recuperasse lo spirito dei padri fondatori, ovvero un impegno concreto che ci porti veramente a realizzare un’unione sempre più stretta tra i popoli dell’Europa all’interno di una società caratterizzata dal pluralismo, dalla non discriminazione, dalla tolleranza, dalla giustizia, dalla solidarietà e dalla parità tra donne e uomini. Una società siffatta, come d’altro canto si dice in famiglia, mette al primo posto la salute e, con questa, il lavoro, la casa ed i diritti. Un’Europa realmente unita, non dovrebbe voltarsi dall’altra parte, ma avrebbe oggi il dovere di stringersi, con misure concrete, attorno all’Italia che soffre. Invece, purtroppo, si percepisce indifferenza e lontananza. E questo non va bene. Si dice che quando tutta questa emergenza finirà nulla sarà più come prima. Ci sarà un prima e un dopo coronavirus. Io spero in un “dopo” in cui valori come salute, lavoro, solidarietà, uguaglianza e diritti abbiano la precedenza sulla logica del profitto costi quel che costi. Io spero in una comunità di valori, che unisca invece che dividere. Il mio Paese, l’Italia, è già sulla buona strada e sarà d’esempio per il resto d’Europa. Di questo vado molto fiero. Il prima lo abbiamo conosciuto. Il dopo lo vedremo, speriamo molto presto. Leonardo Di Franco

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