Un pensiero ad alta voce per Bersani e amici del Pd

novellidi Diego Novelli

Nessuna intenzione (per altro suonerebbe legittimamente presuntuoso) d’insegnare ai gatti ad arrampicare.

Soltanto l’espressione ad alta voce di un pensiero che ritengo sia lecito manifestare finché non sarà proibito per legge pensare.

Il Partito Democratico ha un gruppo dirigente al quale qualche volta slitta la frizione, non è un mistero per nessuno. E richiamarlo non significa avere dei preconcetti nei confronti di questo partito, ricco di amici e compagni provenienti sia dai Popolari di Martinazzoli (o meglio dalla vecchia Dc) sia dall’antico e mai dimenticato Pci.

La scelta fatta dal Pd per i presidenti delle due Camere non è stata una mossa tattica, ma una decisione politica intelligente e responsabile che teneva conto della realtà. Non si può fare una politica giusta in una situazione sbagliata.

Considerato il dramma politico, sociale e morale in cui si trova il Paese, se non si gioca per interessi meramente di bottega si deve tenere conto del quadro in cui si opera, se si vuole veramente tentare di uscire dal tunnel avendo presenti in modo prioritario quelle persone, quegli uomini e donne, giovani e anziani a cui ha fatto riferimento senza un filo di retorica la neo presidente della Camera dei Deputati nel suo discorso d’insendiamento.

Veniamo al dunque, al pensiero che mi frulla per la testa da alcuni giorni.

Perché i rappresentanti del Pd nella prossima consultazione al Quirinale per la formazione del nuovo governo non propongono subito un gabinetto politico con un programma limitato ad alcuni punti che si impegni ad intervenire con provvedimenti rivoluzionari, nel senso letterale della parola, come indicato dal dizionario della lingua italiana Devoto-Oli, “capacità di mutamento e di cambiamento” concreto, reale, nel rigoroso rispetto della Costituzione?

Per sgomberare il campo immediatamente da ogni strumentale polemica perché Bersani (legittimo titolare ad assumere la responsabilità di guidare la compagine governativa) non si smarca e d’intesa con il presidente della Repubblica indica quale capo del governo una figura politica (non partitica) di alto livello morale e che sia nello stesso tempo simbolo di competenza e di cambiamento? È un pensiero perverso?

Meditate gente, diceva Renzo Arbore.

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