UN MURO DA ABBATTERE  (di Luigi Gazzola)

Luca Zandonella (assessore e segretario della Lega Piacenza) sul quotidiano locale dice di credere che “alla fine il problema fra Città e imigrati resti comunque un muro psicologico, culturale, che non si può buttare giù”. Non si può, se non si vuole e se, anzi, quel muro lo si irrobustisce con politiche e decreti sicurezza disumani e criminogeni. Che qualcuno ha imposto e che altri non si decidono a rimuovere. A farne le spese oggi, sempre dal quotidiano, cinque ragazzi buttati sulla strada dalla burocrazia che dice stop all’accoglienza infischiandosene dei percorsi di integrazione intrapresi.
Si parla di migranti, presenti in città in una considerevole percentuale e della loro integrazione. Secondo l’intuizione profetica di Alex Langer per agire localmente occorrerebbe ragionare globalmente e provare a darsi una visione, una prospettiva. 
Oggi nel mondo si assiste ad una competizione per accaparrarsi i migranti. Non ne sono forse protagonisti anche i nostri giovani che vanno all’estero? Nel mondo c’è chi fa una politica attiva di inclusione dei migranti perché ha bisogno di lavoratori, di manodopera qualificata e c’è chi, ossessionato da politiche di chiusura alimenta paure, improduttivi egoismi e rivalità mentre di migranti l’Italia e l’Europa avrebbero bisogno come del pane. Ma il tema nel dibattito pubblico viene visto piuttosto come una minaccia da scongiurare tanto dai populisti di opposizione quanto da quelli di governo.
Serve prima di tutto, come vero cambiamento culturale, liberarsi dalla paura ed è apprezzabile che il ministro Lamorgese, per ora in solitudine, stia pensando ad una riforma che consenta di regolarizzare almeno gli stranieri già presenti sul territorio. L’emersione di questi invisibili come lavoratori andrebbe incontro alle esigenze delle imprese e porterebbe notevoli risorse in termini di gettito fiscale e contributivo, senza contare i vantaggi per la collettività anche sotto il profilo della maggiore sicurezza per tutti a partire dalle nostre città.
Come sarebbe diversa la vita europea se solo dicessimo al mondo che chi vuole può venire. L’Europa acquisirebbe una leadership economica e culturale spaventosa anziché fare il vaso di terracotta tra quelli di ferro di USA e Cina. Riconoscendo ai migranti lo status di europei porremmo una alternativa di leadership a tutto il mondo e ci garantiremmo la sicurezza perché difenderebbero la città, finalmente sentita come propria (altro che “banlieue”), come la loro religione. La svolta culturale, anziché nel fomentare la divisione tra noi e loro costruendo muri psicologici, sarebbe nel dire semplicemente che a Piacenza non ci sono stranieri perché chi ha scelto di viverci è piacentino, parte della stessa comunità. Se non ci rendiamo conto che non si può avere sicurezza senza inclusione e rispetto dei diritti umani mandiamo a quel paese il senso stesso dell’U.E. e delle nostre comunità

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