Un Fondo europeo per lo sviluppo

fonte: Il Sole 24 ore
TORINO. Dal nostro inviato
Le vie per la crescita esistono. Alberto Quadro Curzio, vicepresidente dell’Accademia nazionale dei Lincei, ne individua almeno due da imboccare attraverso i varchi lasciati aperti dai trattati e dalle regole europee: trasformare l’Esm (European stability mechanism) in un Fondo europeo per lo sviluppo e richiedere che la Bce acquisti titoli di Stato italiano con scadenza massima a tre anni, in modo da abbattere lo spread e liberare credito per le imprese. «Se a questi interventi – spiega – aggiungessimo una serie di riforme strutturali da affidare a una Convenzione costituente nazionale lo scenario per la crescita diventerebbe completamente diverso».
L’analisi di Quadrio Curzio viaggia lungo il filo sottile delle debolezze italiane, dal peso del fisco alle perversioni della burocrazia, ma non ignora i punti di forza, a partire dal sistema manifatturiero. Le statistiche internazionali che ci pongono in perenne svantaggio per l’innovazione privata sono un tabù da sfatare, perché non includono una quota di ricerca che sfugge ai criteri consolidati ma che è espressione reale e tangibile del nostro Paese. «Basta considerare – osserva Quadrio Curzio – che per 1.215 prodotti esportati battiamo la Germania in attivo commerciale, con un valore di 150 miliardi di dollari, pari a quasi il 7% del Pil». Meglio di noi, nel confronto con i tedeschi, fa solo la Cina e ci seguono a debita distanza potenze come Usa, Giappone, Corea, Francia.
L’industria può dunque fornirci… continua a leggere

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