Lazio

Carmine Fotia presenta la sua candidatura alla Regione Lazio
6 febbraio 2013 ore 19:30
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Vota Carmine Fotia

“Dinnanzi alla scelta della Cgil del Lazio, di invitare alla propria conferenza programmatica solo il candidato presidente Zingaretti, c’è da rimanere trasecolati.

Rivoluzione Civile candida alla presidenza della Regione Sandro Ruotolo che mette la questione del lavoro in cima alle sue priorità programmatiche. Le forze che la compongono si sono battute in questi anni per i diritti dei lavoratori dentro e fuori il parlamento, hanno promosso un referendum per ripristinare l’articolo 18 abolito dalla legge Fornero e per abolire l’articolo 8 della legge finanziaria, depositando le firme di centinaia di migliaia di cittadini tra cui tantissimi iscritti alla Cgil.

La Cgil del Lazio pensa che Rivoluzione Civile non sia un interlocutore delle sue proposte programmatiche? Se così fosse sarebbe una grave rottura con la storia della Cgil che non si è mai appiattita nelle consultazioni elettorali su una sola lista e su un solo candidato.

Ne prendiamo atto e ci rivolgeremo direttamente agli iscritti alla Cgil di Roma e del Lazio con il nostro programma di governo per una regione che metta il lavoro prima di tutto.

Carmine Fotia, candidato n°2 della Lista Rivoluzione Civile  per le elezioni regionali del Lazio

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Una risposta a Lazio

  1. carlo scrive:

    Egregio direttore,

    Chi Le scrive è uno studente, figlio di Roma e delle sue periferie. Le scrivo da quel lontano e freddo paese che è la Svizzera; che tanto lontana alla fine non è, ma, a volte, 1000km sembrano una distanza incolmabile.
    Le scrivo per descriverLe una situazione, per farle un ritratto di ciò a cui stà andando incontro.

    Sono nato a Roma ed ho vissuto la metà della mia vita nel quartiere Tor Bella Monaca. Ho avuto la fortuna di poter emigrare e tentare, con la mia famiglia, l’esperienza all’estero, ma non dimentico le mie radici.

    Non potrò mai dimenticare.
    I guaiti dei cani nella notte, che delle persone senza scrupoli facevano combattere tra loro nei campi…
    I rombi delle auto modificate che, di notte, organizzavano delle corse, nelle strade del quartiere, degne del film Fast&Furious…
    Il degrado…siringhe usate e immondizia gettate per terra un po’ dovunque…
    Macchine e motorini rubati, smembrati e abbandonati per le strade o nei campi…
    E gli incendi dei suddetti campi in estate, per obbligare dei poveri contadini e pastori a vendere le loro terre.

    Ma soprattutto, il degrado sociale.

    L’insicurezza.
    Ero giovane all’epoca, ma mi sono reso conto in seguito di aver conosciuto tanta gente, tante famiglie, con le mani sul cuore, ma niente in tasca.
    Arrivare a fine mese era un’impresa per tutti. Non avevamo niente, ma quel niente lo condividevamo.
    E, in parallelo, la difficoltà di tanti giovani abbandonati a se stessi, persi…che finivano per entrare in dei “giri” che non possono portare che a due soluzioni: il carcere o la tomba.
    Perché, purtroppo, quando si è alla ricerca di un lavoro, ma si ha la sfortuna di vivere a Tor Bella Monaca..è difficile trovare persone disposte ad assumerti.

    Ecco, questa era, ed è, la realtà del mio quartiere.
    Io ho avuto la possibilità e la fortuna di fare altro, di studiare. Anche se non è facile.

    Possibilità.

    Questa è la parola che penso debba essere in cima ai suoi pensieri. Rendere delle possibilità alle persone.
    E, così facendo, delle speranze.
    Togliere alle persone l’impressione dell’impossibilità di uscire da una situazione difficile e, spesso, pericolosa.

    Che sia chiaro, non le scrivo tutto ciò per far colare delle lacrime, o per lamentarmi. Anzi, forse si, per LAMENTARMI!
    Ciò che ho vissuto ha forgiato il mio carattere e, forse, mi ha aiutato nell’avventura all’estero.
    Mi ha dato dei valori, una morale.

    Ma in un paese splendido come l’Italia, in una città di importanza mondiale come Roma, non è accettabile che certe situazioni continuino ad esistere.
    Alla fine degli anni ’90, il comune aveva varato un progetto per il risanamento del quartiere. Avrebbe dovuto diventare un modello per l’Europa, con parchi, negozi, scuole… e invece…dopo aver iniziato, tutto è stato abbandonato ed è caduto in rovina.
    Questa è la situazione, la realtà.

    Le giunte comunali si sono susseguite, si sono “rimpastate”, ma nulla è cambiato.

    Lei si propone di aiutare in primo luogo, giustappunto, le periferie. Ma questo discorso…lo abbiamo sentito troppe volte per poterci credere fino in fondo. Come nella storia del lupo, è stato annunciato cosi tante volte, che ora non ci crediamo più.
    Però nella fiaba, alla fine, il lupo arriva.

    Ed è per questo che Le voglio testimoniare il mio appoggio e sostegno.
    Le dico la verità, conoscendola solamente in quanto direttore de “Il Romanista” e tramite i suoi articoli, in principio ero un po’ scettico.
    Ma voglio crederci. Non sono sempre stato completamente d’accordo con i suoi pensieri, egregiamente espressi sulle pagine del “nostro” giornale, ma non posso che riconoscerLe una coerenza e una capacità di pensiero che, unita a valori morali importanti, mi fa ben sperare.

    Se dovesse essere eletto, e lo spero, il lavoro che Lei si propone è titanesco. Ricostruire dei quartieri e delle periferie rischia di essere di gran lunga più difficile che ricostruire una squadra, come sta tentando di fare la Roma da ormai due anni.
    Però, come nelle favole, alla fine il lupo arriva. E arriva dalla Lupa, dalla Roma, dal “Romanista”. Dalla Roma per Roma.
    Da gente testarda che sa ciò che vuole e lo fà.

    Se posso darLe un consiglio, però…non faccia come gli altri politici che finiscono con il passare le loro giornate dietro una scrivania non conoscendo la realtà delle cose…Si basi sulle persone, sui loro racconti di vita e sulle loro speranze. Sia vicino al popolo e lui Le sarà vicino.
    È tempo di cambiare, e spero che riuscirà a farlo.
    Questo è il mio sostegno, nella speranza.

    Cordialmente

    Diego D’Ortenzio

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