Lo scambio tra Difesa ed Economia

fonte: LA STAMPA
di GIANNI RIOTTA
Se vi è ormai nota la percentuale del «3%» di Maastricht, camicia di forza che il premier Matteo Renzi prova ad allentare, imparatene una nuova, il «2% Nato». È la percentuale di Prodotto Interno Lordo dei Paesi dell’Alleanza Atlantica che i patti prevedono venga destinata alle spese militari. Gli americani fanno i generosi, con il 4,1% del Pil, gli europei i taccagni, in media solo l’1,6% Pil alla Difesa.
La missione europea del presidente Barack Obama, nel mezzo della crisi ucraina seguita all’annessione della Crimea da parte di Vladimir Vladimirovich Putin, si condensa giusto nel brand «2%». Finite le cerimonie, i picchetti in alta uniforme, i palazzi scintillanti del Vecchio Continente, Obama ha detto in soldoni: «Fratelli, Putin è alle porte. Nessuna sa quando colpirà di nuovo dopo Cecenia, Georgia e Ucraina, forse tra Moldova e Transnistria dove ha già milizie. Se si muoverà, la Nato dovrà esser pronta e noi americani non possiamo pagare da soli».
Il presidente Obama resta popolare in Europa, malgrado le incertezze su Siria, Iraq e Afghanistan e la prudenza nel riformare la raccolta dei metadati Nsa dopo le rivelazioni dell’ex agente Snowden ne abbiano appannato l’aureola.
Ma l’offensiva di Putin costringe Casa Bianca e Unione Europea a ripensare il vecchio matrimonio senza amore. Obama non può solo dedicarsi al «pivot» verso la Cina, anche se… continua a leggere

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