Salute o sanità: in autunno a Napoli

de notarisdi Francesco de Notaris
Il nostro sistema sanitario, almeno per quanto attiene all’impostazione, è considerato dalla Organizzazione Mondiale della Sanità uno dei primi al mondo.
E’ assicurata l’assistenza sanitaria a tutta la popolazione in ossequio all’art.32 della Costituzione che afferma che “la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”.
E’ a tutti noto ormai che da tempo il principio, pur restando valido, subisce un processo di vanificazione, prossimo all’annullamento.
Infatti, nonostante il dettato costituzionale, le risorse per il sistema sanitario scarseggiano, le strutture pubbliche si deteriorano, le assunzioni nel settore sono ferme, il personale sanitario e parasanitario invecchia e le sostituzioni battono il passo.
Nello stesso tempo i direttori generali delle Aziende Sanitarie fanno a gara nel tagliare le spese e la sanità privata diventa sirena o scelta obbligata per chi ha patologie gravi e non può attendere.
Sappiamo tutti che nonostante Esculapio e Ippocrate molti medici vedono la medicina come ‘affare’ ed il dio denaro surclassa il deo Esculapio.Si fanno scelte relative a pazienti considerati più remunerativi per la patologia di cui sono portatori e le stesse Regioni finanziano centri che svolgono attività redditizie, se all’interno del sistema di appartenenza che conosciamo.
La salute dei cittadini è occasione perchè il sistema sanitario cresca privilegiando le anomalie del sistema più che la salute.
Nel 2009 il governo di un noto cavaliere italiano pubblicò un libro bianco sul sistema sanitario che è definito un’utopia e non fa i conti con la scarsità delle risorse.
Ciò vuol dire che la salute dei cittadini deve fare i conti con la finanza e quindi bisogna integrare, pagare e chi ha più soldi ha maggiore possibilità di essere curato. Ignorata la Costituzione.
Si va verso la privatizzazione ed i più deboli e poveri non possono più curarsi. In alcuni ospefali e cliniche universitarie mancano i farmaci ed alcuni protocolli per malattie gravi subiscono ridimensionamenti arbitrari.
I manager delle nostre aziende, scelti per appartenenza politica che a loro volta sono sensibili a pressioni politiche per le nomine di loro competenza, gestiscono un effettivo potere celando disfunzioni, arbitrarietà, carenza di strumenti e di personale oltre che di programmazione della spesa sanitaria, che ha un modello di finanziamento regionale. Questi signori puntano al risparmio sul quale saranno valutati e tralasciano il compito precipuo al quale devono sovrintendere.
Non di minore rilevanza la scelta dei farmaci e delle terapie ed il relativo giro vorticoso di denaro, facilitazioni, ed omaggi che accompagna anche i convegni in sanità.
Ora tutti noi abbiamo deciso di tenere un Convegno a Napoli sulla salute in Campania. Dovremmo discuterne ancora. Credo che sia importante affrontare il tema sul piano dei principi, quasi della filosofia con la quale si deve confrontare la problematica in modo da poter introdurre i principi costituzionali nella riflessione.
Credo che la Rete2018 possa condividere una impostazione di tipo ideale e fondata sulla Costituzione e sui valori democratici. Credo che si debba parlare del diritto alla salute, della mercificazione della salute come gravissima distorsione che accentua le differenze e le vede come disuguaglianze e che guarda alla possibilità di spesa del paziente più che al suo diritto. Penso che tutti noi dobbiamo parlare del rischio che corre il sistema sanitario nella sua interezza e complessità e del bisogno della solidarietà e della cooperazione in quanto valori costituzionali. Dovremo soffermarci sulla responsabilità nelle scelte ad ogni livello ed in particolare per settori che necessitano interventi urgenti come quelli della psichiatria, ad esempio. In definitiva penso che noi dobbiamo dibattere e proporre in nome dei grandi principi e delle giuste esigenze e delle priorità espresse dai nostri concittadini, tutti uguali dinanzi alla Costituzione senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche,di condizioni personali e sociali (art. 3 Cost.).

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