Rivoluzioniamo le politiche sull’immigrazione. No alla Bossi-Fini

Dell’immigrazione si possono dire tante cose che riguardano il nostro Paese e la violazione quotidiana dei diritti. La prima parola che associo al fenomeno è “Mediterraneo”, quel mare che dovrebbe essere culla di pace e solidarietà tra due Continenti e che, invece, nel canale di Sicilia, si è trasformato in un enorme cimitero di corpi di uomini, di donne e di bambini che, scegliendo di cercare una vita migliore nella “ civile” Europa, hanno incrociato la morte e seppellito in quel mare la loro speranza di una esistenza più dignitosa. Imbarcazioni irregolari che trasportano passeggeri irregolari carichi di sogni e di sventure. Le cifre del bollettino di morte registrato dalle agenzie di stampa ci dicono che tra il 2011 ed il 2012 circa tremila tra morti e dispersi ufficiali sono naufragati nel canale di Sicilia. Più tutti quelli di cui non sapremo mai niente. Quei morti e quei dispersi parlano alle nostra coscienze ed invocano responsabilità e solidarietà a cui, in questi anni di crisi, l’Europa si è sottratta. A noi di Rivoluzione Civile, quegli stessi morti e quelli sopravvissuti chiusi nei Cie (Centri di identificazione ed espulsione temporanea), in costante violazione dei diritti umani, richiamano le ragioni di un impegno per abolire la legge Bossi-Fini, ispirata alle pulsioni leghiste di governi che hanno fatto dell’immigrazione solo una questione di sicurezza. Sicurezza che ha evocato gli istinti peggiori di quell’Italia che nella crisi attuale ha visto nei migranti avversari o contendenti del proprio diritto al lavoro. Noi pensiamo, invece, all’insegnamento di Tahar Ben Jelloun: “Si dà testimonianza del rispetto per se stessi trattando gli altri con dignità”. Vale per tutti gli altri, senza differenza di razza, colore, etnia. Sarà per noi motivo di impegno quotidiano.

Giovanna Marano

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