Rivoluzioniamo il mezzogiorno

La Rete 2018

Il Gruppo dei coordinatori de La RETE 2018 delle regioni del sud ( Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Liguria ) FRANCESCO DE NOTARIS, MASSIMO PILLERA, ANTONIO BRIGANTE, VITTORIO QUATTRONE,  DANILO BARRECA e MATTEO VIVIANO, interpretando il ruolo di lievito per una politica di Governo, che deve caratterizzare RIVOLUZIONE CIVILE, si sono soffermati sulla Questione Meridionale e avanzano riflessioni e proposte.

Rivoluzioniamo il Mezzogiorno

Proponiamo una riflessione sul tema del Mezzogiorno contestualizzata al dopo la caduta del governo Monti ed alla vigilia delle elezioni politiche.
L’agenda Monti, il suo programma, non riserva al Mezzogiorno alcuna seria attenzione, si limita soltanto a valutare come scandalo lo spreco effettuato dei fondi europei.
Ma i fondi europei non possono modificare la realtà meridionale in mancanza di una necessaria articolate ed incisiva politica di crescita per il Mezzogiorno.
Abbiamo visto timidi tentativi (PAC e CIS) ed il recupero di 12 miliardi di euro per il Mezzogiorno, mentre né ricerca, né innovazione, né infrastrutture sono programmate per le nostre regioni.

Il Ministro Profumo ha dichiarato che per il 2014-2020 la programmazione prevede strategie senza distinzione tra nord e sud; sembrerebbe una bella proposta ma nasconde in se l’insidia che ci vedrà registrare il fatto che il divario nord sud non verrà ridotto.
La linea prospettata è in continuità con quanto operato in modo disastroso dal governo Berlusconi con la Lega che punta ad una macro regione settentrionale che guardi all’Austria, per recente dichiarazione di Maroni.
Tutte le ricerche e gli studi dell’INPS, ISTAT, CENSIS, EURISPES e lo stesso SVIMEZ considerano il divario tra nord e sud insuperabile e le 36 province meridionali sono agli ultimi posti della classifica stilata da SVIMEZ.
Siamo a rischio povertà.
Il PIL del nord-ovest è il doppio rispetto a quello del sud.
Nel sud 8 donne su 10 non hanno lavoro ed il 60 per cento dei posti di lavoro perduto è nelle nostre regioni.
L’occupazione giovanile non supera il 30 per cento. (Dati e statistiche che tutti conoscono)
Vi sono stati anni in cui personalità come Saraceno e Menichella hanno avviato una politica tesa alla crescita; furono effettuati interventi strutturali per l’acqua, l’elettricità, la telefonia, etc.
Oggi dobbiamo, però, registrare il fallimento di quella politica per il Mezzogiorno d’Italia in quanto è stata affiancata ad una degenerazione perpetuata da una inadeguata classe dirigente.
Le Regioni più che essere Enti di programmazione hanno esercitato un ruolo gestionale, assistenzialistico e di gestione del potere fine a se stesso, facendo venir meno ruolo, funzioni e obiettivi immaginati dalla Costituzione.
Si aggiunge la crisi che viviamo e dobbiamo registrare che è difficile recuperare il cosi detto divario.
Il sud rischia una forma di separazione dal Paese e dall’Europa.
Noi diciamo che bisogna ricostruire il Mezzogiorno, zona per zona, attuando il principio di responsabilità e realizzando una autentica riforma morale ed amministrativa per creare e formare una classe dirigente e politica in grado di ben governare.
La pubblica amministrazione deficitaria, la criminalità organizzata e l’illegalità sono un vero ostacolo all’investimento ed allo svolgimento sereno delle attività produttive.
Queste realtà non permettono il buon uso di ogni risorsa e dei fondi pubblici ed il Mezzogiorno non cresce.
Bisogna creare le posizioni paritarie di partenza tra nord e sud ma in questi anni con Berlusconi abbiamo assistito anche a distrazione di fondi, e di risorse destinate alle regioni meridionali.
Dobbiamo porre all’attenzione di ogni italiano la Questione Meridionale che non appaia rivendicazione ma giusta opportunità per la crescita complessiva della nostra Italia che se perde il Mezzogiorno si perde.
La questione meridionale è questione europea.
C’è assoluta necessità che il sud cresca e che il divario venga colmato.
Lo diciamo anche e principalmente ai responsabili politici ed alla classe dirigente delle altre regioni d’Italia perchè sappiano e capiscano che se non cresce il sud non cresce l’Italia e se non cresce l’Italia saremo tutti il sud, palla al piede dell’Europa.
Vanno valorizzati il sistema dei porti, il turismo e le risorse culturali e vanno creati assi di sviluppo collegando l’Adriatico e il Tirreno ed il Tirreno con lo Ionio.
Vanno collegate realtà produttive presenti nel Mezzogiorno per avere sviluppo economico, industriale, civile, utilizzando i nostri porti anche per porsi in connessione con l’Europa centrale attraverso corridoi terrestri.
Carenze strutturali vanno eliminate e la specificità delle regioni meridionali diventa ricchezza se in presenza di infrastrutture adeguate ed in assenza della criminalità che nega il futuro alle nostre popolazioni.
Le regioni meridionali non vanno a chiedere al Governo ciò che non è giusto, vanno a porre, al prossimo Governo, la questione meridionale che è questione nazionale, che costituisce autentica risorsa e che deve recuperare un divario storico che, se questione avviata a soluzione, contribuirà alla crescita complessiva del Paese.
Noi chiediamo una risposta politica ad una domanda politica.
Ed è già risposta quella di una politica che mostri il suo volto, che dia le regole, che metta insieme la libertà e la giustizia.
Deve esserci una scelta politica per una economia reale che permetta la ripresa economica per queste nostre Regioni.
I COORDINATORI DE LA RETE2018 delle Regioni del Sud
Campania
FRANCESCO DE NOTARIS – 337.946101 – francesco.denotaris@virgilio.it

Puglia
MASSIMO PILLERA – 393.9020235 – maspil@tiscali.it

Basilicata
ANTONIO BRIGANTE – 338.7166281 – toniobrigante@tin.it

Calabria
VITTORIO QUATTRONE – 329.4251684 – vittorioquattrone@gmail.com
DANILO BARRECA – 346.7617403 – 
danilobarreca@virgilio.it

Liguria
MATTEO VIVIANO – 3393373416 – facimmoammuina@libero.it

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