Referendum 4.XII.2016 FRANCESCO DE NOTARIS* La Voce delle Voci

Non si contano i commenti dopo aver conosciuto il risultato del voto referendario. Cittadini, giornalisti di professione, costituzionalisti si esercitano nello sport dell’ ” avevo detto io’ o del ‘chi lo avrebbe immaginato’.
Numerosi giornalisti, abituati a ricevere mail in posta elettronica, non più cronisti tra la gente, ma comunicatori di pensieri da scrivania, hanno scritto seduti sul loro sedere. Non interpreti della pubblica opinione ma megafoni di editori legati ai poteri dominanti.
E poi l’esame dei flussi elettorali, la valutazione sull’età dei votanti, le motivazioni che hanno determinato il voto riempiono ogni spazio ed appaiono brevi frasi anche sui muri dei palazzi di Città.
Tutti parlano della scelta democratica e del nuovo che avanza del quale non avevamo completa consapevolezza. Riporto, a tale proposito, qualche frase da un intervento in Senato di Carlo Levi, che può contribuire alla nostra riflessione:
“… Quel nuovo che è nelle cose e nella vita e nel cuore degli uomini e che è nato da mutamenti che vanno ai termini del mondo, da scoperte che cambiano i fondamenti secolari del pensiero, da lotte di liberazione che sprigionano dal buio caotico dell’inesistenza nuove forme e nuove volontà umane, centinaia di milioni di uomini nuovi e nuovi pensieri e sentimenti, quel nuovo che è nelle cose non si contenta di essere riconosciuto come un fatto, un oggetto, di cui si deve tenere conto per difendersene, per evitarne l’urto, per salvare le nostre vecchie vite, strutture, interessi, idolatrie.
Quel nuovo, poiché veramente esiste, opera in modo autonomo e vuol essere protagonista, non essere un momento della necessità, ma un momento della libertà. E tocca a lui , non viceversa, riconoscerci, per scoprire in noi, eventualmente, le proprie radici, il proprio cuore antico”.
La riforma della Costituzione è stata bocciata. Credo che l’esercizio del voto sia stata l’occasione attesa da parte di tanti per dire NO a questo sistema che produce povertà per molti e concentra le ricchezze in pochi soggetti. Se la finanza europea, la Merkel, le banche, la Confindustria, Marchionne e Briatore volevano il SI , la conseguenza è stata il NO dei giovani e degli adulti senza lavoro, di coloro che soffrono l’ingiusto e il mancato sviluppo, il divario del quale i meridionalisti hanno scritto e che è ormai presente in tutto il Paese.
E noi del sud dobbiamo anche convincerci che il divario è fondato sulla inadeguatezza della nostra classe dirigente politica e non, che invita alla edificazione delle clientele e sulle macerie di una borghesia fradicia e parassita sempre presente a Napoli negli incontri del SI, svolti tra i salotti delle case private e i saloni dei grandi alberghi del lungomare.
E’ vero. Non tutti hanno votato sugli articoli della riforma proposta. Però hanno fatto di meglio. Sono andati all’essenziale ed hanno votato tutti con lo sguardo alla Costituzione in vigore. E non hanno sbagliato il voto, che è sempre manifestazione politica. Hanno votato NO.
Non ho letto un solo articolo dei sostenitori del SI che hanno concluso col dire che occorreva cambiare atteggiamento e politica. C’è chi cerca di prendere tempo immaginando che la tempesta passerà…
Voci si levano dal Pd che, invece di mostrare di comprendere le ragioni del NO per rielaborare la politica in funzione dei bisogni espressi , mostrano di voler considerare quelli del SI come l’elettorato da preferire come base per ricominciare. Siamo all’impazzimento. Parafrasando don Milani si potrebbe dire che si vuol ricominciare ad ingrassare i sazi anziché sfamare chi sta male.
Tutti vogliono correre al voto per capitalizzare senza analisi e senza progetto. E poi c’è il Gattopardo in agguato!
E poi c’è chi pensa ad impossibili rivincite. Bisogna essere vigilanti, puri come le colombe e astuti come i serpenti. Il percorso è sempre in salita.
* già Senatore

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