Orlando: Elezione Napolitano conferma che il sistema dei Partiti è morto

leoluca orlando sindaco di palermoL’elezione a Presidente della Repubblica di Giorgio Napolitano – al di là della persona e della carica, alla quale rivolgiamo doverosamente auguri di buon lavoro – conferma la condizione di emergenza politica e democratica (oltre che economica) in cui versa il Paese e sancisce la morte del sistema dei Partiti in Italia. Non si può affidare soltanto alla disperazione e alla protesta la rappresentanza politica del Paese. E’ necessario che si promuovano primarie aperte che scelgano non una carica, ma un’assemblea costituente di una coalizione alternativa all’Europa e all’Italia delle Banche e della speculazione finanziaria, delle caste e degli egoismi.

Leoluca Orlando (Sindaco di Palermo)

Share
Questa voce è stata pubblicata in centrosinistra, crisi, Elezioni 2013, La Rete 2018, Leoluca Orlando e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.

3 risposte a Orlando: Elezione Napolitano conferma che il sistema dei Partiti è morto

  1. Gianni PERA scrive:

    Credo sarebbe importante che le primarie che tu proponi siano previste per legge, all’interno di una seria riforma delle legge elettorale. I nuovi approcci altrimenti andrebbero a scontrarsi con il rito della nomina del parlamentare, cioè di uno yes man, che sino ad ora è servito per i governi, ma da oggi anche per i presidenti

  2. Antonio Cimmino scrive:

    PER UNA ASSEMBLEA COSTITUENTE. QUALI PRIMARIE ?

    È inutile farsi illusioni, ci vorranno molti anni prima che le primarie nostrane diventino una cosa seria: vale a dire, una competizione aperta, sia nella sfida tra i candidati che nei confronti dei cittadini. I processi di cambiamento seri sono lenti, ciò che conta è cercare di fare un passo avanti alla volta, sforzandosi di evitare gli errori più macroscopici. Magari attingendo, ove possibile, alle esperienze degli altri paesi. Il paragone con le primarie americane è d’obbligo, ma anche sdrucciolevole. Per via di una differenza sostanziale.

    Negli Stati Uniti le primarie riguardano l’elezione a cariche istituzionali e sono regolamentate per legge. Da noi si tratta di elezioni di partito, autodisciplinate. La conseguenza è che in America il percorso che porta dalla partecipazione popolare alla responsabilità di governo è lineare e trasparente.

    Da noi, invece, è estremamente intricato e, per una parte consistente, sotterraneo.

    Con tappe tutte da chiarire.

    L’incognita di questa corsa irta di ostacoli verso un nuovo modello di partito basato sulle primarie riguarda la consistenza e persistenza dei raggruppamenti che si formano a sostegno delle varie candidature.

    I comitati che si organizzano per le primarie sono destinati a sciogliersi all’indomani della designazione del vincitore?

    La prassi americana è questa: un anno con il coltello tra i denti, a scannarsi per sopraffare l’avversario. Ma, un minuto dopo la proclamazione, tutti uniti a serrare le fila intorno a un unico leader per sconfiggere il vero nemico: il candidato dell’altro partito.

    Cosa succederebbe da noi?

    Le guerre interne che si sono viste nel Partito Democratico dell’ex. Segretario Bersani non promettono nulla di buono.

    Le primarie di partito in Italia non sono altro che un altro meccanismo per produrre – e stabilizzare – correnti. In America un candidato sconfitto può solo scegliere se andarsene a casa o se darsi da fare per portare lealmente acqua al mulino del vincitore.

    Da noi, si sa, non si perde mai. E se uno non può fare il capo di un partito, c’è sempre la possibilità di mettersi a dirigere una fazione.

    Tornerà utile, prima o poi, per contrattare qualche poltrona di governo o sotto-governo.

    Ciao. Antonio Cimmino

  3. Matteo Tusa scrive:

    E tu vi hai contribuito abbondantemente!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *