Ora i renziani rischiano di rottamare Matteo Renzi

fonte: LINKIESTA
di Alessandro Da Rold
Manca una classe dirigente, tra nuovi tesserati e ultimi arrivi. La lotta per i posti da delegati
Matteo Renzi lo ripete spesso: «Il renzismo è una malattia». Come dargli torto. Perché tra i problemi delle ultime settimane in vista del congresso si è aggiunto un altro nodo gordiano da sciogliere per il sindaco rottamatore: la corrente renziana continua a ingrossarsi e non si riesce a gestire. Dalla Lombardia alla Sicilia è un ribollire di anime in cerca di un rotta. E tra gli ultimi arrivati ci sono i cosiddetti «renziani Cocoon» – riferimento al film di Ron Howard dei 1985 dove i vecchietti che si buttavano in piscina ringiovanivano – è iniziato a circolare un certo malessere. In molti, abituati al vecchio apparato Ds, dalemiano-bersaniano-prodiano, si sono accorti che non esiste una classe dirigente intorno a Renzi. Per dirla come il filosofo democrat Massimo Cacciari, un po’ brutale «Renzi dietro non ha un partito e per la sua cultura pensa di poter fare il premier senza partito, ma non esiste».
E se il primo cittadino fiorentino ha spesso ricordato che a uno come Michael Jordan – indimenticabile stella del basket americano – serviva il gioco di squadra, al momento dalle parti di Firenze, riconoscono in tanti, «la palla gira invece molto poco». «Un solista», insomma, viene sempre più spesso definito «Matteo», che confida soprattutto nel suo cerchio magico, dove spiccano i nomi di Simona Bonafè e Angelo Rughetti. Il resto della truppa, per dirla come un democrat «appare come una maionese impazzita» che varia da ex populisti (vedi il sindaco di Bari Michele Emiliano) a ex Radicali (come Roberto Giachetti) fino ai Verdi (Ermete Realacci) o ai popolari (Dario Franceschini).
Del resto, il continuo allargamento della base renziana potrebbe causare… continua a leggere

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