Mancato ultimo atto europeo del Presidente

rinaldi2di Niccolò Rinaldi
Nemmeno abbiamo avuto Giorgio Napolitano, atteso al Parlamento Europeo per concludere il suo settennale in una seduta solenne. Le beghe italiane hanno prevalso sugli applausi europei, la visita la si è dovuta cancellare. Anche il Presidente è vittima della scelta di fine 2011 di non andare a votare subito per approdare al governo delle larghe intese. Un anno dopo ci ritroviamo con più debiti, maggiore depressione sociale, con un Berlusconi gaudente, col populismo alle stelle, il PD sconfitto, i laici fuori dal Parlamento, l’IdV fregata da sola e da molti altri, l’idea dell’Europa infangata da alcuni suoi pessimi travisatori ufficiali.
Noi s’era detto di votare subito – un paio di mesi di turbolenza sui mercati, ma poi avremmo avuto un governo politicamente coeso con cinque anni di lavoro davanti per “fermare il declino”. Ora invece Napolitano, e noi con lui, non ha niente da festeggiare, sopratutto in quell’Europa da cui pensava gli avessero affidato una missione che più fallita di così non si può, tanto che la Commissione sussurra l’ipotesi di uno spread oltre i 500 punti, con la messa sotto tutela del Paese. Esattamente quelli che ieri volevano Monti, oggi preferiscono le condizioni di una troika che non un governo di sconfitti.

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