L’handicap: il buio e la forza

di MASSIMO GRAMELLINI
Nella mia libreria di educazione sentimentale è entrata da poco l’autobiografia del padre dello sport paralimpico italiano Luca Pancalli, scritta con il giornalista Giacomo Crosa.
Pancalli era un giovane atleta di talento, ma a diciassette anni cadde da cavallo durante una gara e si spezzò il collo. Il libro racconta le sue sofferenze, le sue rabbie, il percorso doloroso che lo ha portato ad accettare l’inaccettabile e a fare di quella accettazione il perno su cui fondare la sua rimonta esistenziale. Leggendolo capisci che siamo tutti portatori di handicap: qualcuno mostra i segni della vita sul corpo, la maggioranza li nasconde nell’anima, ma per tutti esiste un incidente che ha deviato per sempre il corso delle cose. Una tragedia che solo per chi ha il coraggio di affrontarla può diventare un’opportunità, consentendogli di scoprire parti atrofizzate di sé stesso. Prima di cominciare la risalita, c’è però il momento della disperazione cupa, la notte buia dell’anima in cui pensi che non ce la potrai mai fare.
Immaginate un adolescente costretto a fare i conti con una realtà di medici, carrozzelle, sguardi pietosi, domande insolubili sul perché sia toccato proprio a lui. Immaginatelo disperarsi, augurarsi di morire. E poi immaginate sua madre curva sul tavolo della cucina mentre gli scrive questa lettera.

«Tesoro mio, la vita è dura, terribilmente dura, e solo in te puoi trovare quello che… continua a leggere

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