Legge 40: Una vittoria contro lo spread dei diritti civili

Niccolò Rinaldi

Niccolò Rinaldi –

La Corte europea dei diritti umani ha deciso di non accettare il ricorso con il quale l’Italia ha chiesto il riesame della sentenza della stessa Corte che, il 28 agosto 2012, aveva bocciato la legge 40 sulla procreazione assistita.
Con la loro decisione, i giudici della Corte europea dei diritti umani hanno reso definitiva la sentenza emessa del 28 agosto sulla causa Costa-Pavan e ha di fatto aperto le porte alla procreazione medicalmente assistita, nonché alle diagnosi preimpianto alle coppie affette o portatrici sane di malattie genetiche.
La Corte ha sancito «l’incoerenza del sistema legislativo italiano in materia di diagnosi preimpianto».
Secondo i giudici, la mancanza di coerenza è determinata dal fatto che da un lato si vieta, attraverso la legge 40 del 2004, l’impianto dei soli embrioni non affetti da fibrosi cistica, mentre dall’altro, con la legge sull’interruzione di gravidanza, si autorizzano i genitori ad abortire un feto affetto dalla stessa patologia.
E’ quello che mi aspettavo, non ho mai dubitato del verdetto finale per questo lo scorso novembre con altri eurodeputati ho presentato un’istanza alla Corte con l’obiettivo di far dichiarare inammissibile il procedimento del governo italiano. Mai come in questo caso occorreva ricercare un punto di equilibrio tra le diverse visioni etiche e culturali, questa é una vittoria della cultura laica e un’affermazione dei diritti delle persone contro quella che era un’anomalia italiana. Ora bisognerà far applicare la sentenza e mi auguro che le forze politiche impegnate in campagna elettorale si esprimano in merito per ridurre lo spread dei diritti civili del Paese.

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