Le immagini che cambiano il destino dei conflitti

fonte: LA STAMPA
di
GIANNI RIOTTA
Ci sono foto che diventano icone di un conflitto, il miliziano della Repubblica spagnola ferito di Robert Capa, la bimba Phan Thi Kim Phúc ustionata dal napalm in Vietnam di Nick Ut. E ci sono invece foto che riproducono le divisioni di una guerra. Il reporter americano Eddie Adams, il primo febbraio 1968 scatta mentre il capo della polizia vietnamita Nguyen Ngoc Loan, con il revolver spara alla tempia del guerrigliero Vietcong Nguyen Van Lém e crea il simbolo del terrore a Saigon. Nessuno ricorda però che, a lungo, Adams provò invano a raccontare il contesto della tragica foto «Il generale Loan uccise il Vietcong, io uccisi il generale con la mia foto. Le fotografie sono le armi più potenti al mondo. La gente crede nelle immagini, ma le fotografie mentono, anche senza alcuna manipolazione. Sono solo mezze verità. Quel che la mia fotografia non dice è “Cosa avreste fatto voi, al posto del generale Loan in quel posto e in quel momento di un giorno terribile, se aveste preso il presunto colpevole dopo che aveva ammazzato a freddo uno, due, tre soldati americani?”».
Scusandosi con Loan, Adams non lo giustifica, ammette con onestà che la sua foto storica è «una mezza verità», senza contesto. La stessa cautela può essere usata davanti alle… continua a leggere

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