Le bocce sono ferme: che fare?

di Diego Novelli

Le bocce si sono fermate e la distanza tra il pallino e le due sfere è pressoché identica.
Più che continuare a misurare chi ha il fatto il punto o rifare la partita per ora conviene riflettere su ciò che presenta il campo di gioco.
Nelle ultime 24 ore abbiamo più volte sentito ripetere: «Ma che Italia è mai questa!» e tutti, più o meno, scandalizzati dal fatto che un “comico” abbia raccolto il 25 per cento dei voti.
Come è stato possibile?
Lo vedremo più avanti, ma ciò che dovrebbe essere motivo di turbamento proviene non tanto dal trionfo di Grillo, bensì dalla resurrezione di Berlusconi. E quello che più amareggia e che dovrebbe far riflettere in queste ore è quel 30 per cento di italiani votanti che hanno riposto ancora la loro fiducia a un personaggio come il signor B., dopo che tutto quello che hanno visto e vissuto in questi anni.
Sulla carta di identità del Cavaliere sta scritto: megalomane, bugiardo, falsario, puttaniere, corruttore di politici, magistrati e ufficiali della guardia di finanza. Un personaggio così non si è mai visto nella storia della nostra Repubblica.
Il berlusconismo è più che mai vivo nel Paese. Anche le ultime vicende della campagna elettorale (rimborso Imu, condoni fiscale e edilizio, quattro milioni di nuovi posti di lavoro) hanno mostrato come il processo di disarmo delle coscienze è più che mai in atto.
E’ pur vero che il numero dei colpiti dal morbo del berlusconismo è sensibilmente diminuito rispetto alle precedenti elezioni, ma sono sempre tanti milioni di uomini, donne, giovani e anziani che come la “pasionaria” Santanché pensano che «Meno male che Silvio c’è».
Completamente diverso l’elettorato di Grillo. Si tratta di conglomerato politico e sociale speculare a quello dei sostenitori del Cavaliere. Buona parte dei voti andati al Movimento 5 Stelle gli sono stati offerti su di un piatto d’argento dalla insensibilità sociale (per non dire ignavia) della sinistra.
L’indignazione, la rabbia si sono tramutati in rivolta (senza sanculotti) con l’unico strumento offerto loro dalla democrazia.
La pentola bolliva da tempo senza segni concreti di consapevolezza e di azione da parte delle forze politiche presenti in Parlamento.
Si è mantenuta in vita una legge elettorale che ha analogie soltanto con quella Acerbo, voluta da Mussolini.
Non sono stati ridotti drasticamente i costo della politica a partire dal dimezzamento del numero dei parlamentari.
Nessun provvedimento è stato assunto per combattere seriamente la corruzione e per cancellare vergognosi privilegi.
L’abolizione di centinaia e centinaia di enti inutili non si è vista.
I sacrifici sono pesati tutti da una parte, mentre gli italiani in stato di povertà hanno superato i 10 milioni.
E l’elenco delle ragioni che hanno indotto tanti nostri concittadini a votare per Grillo potrebbe continuare.
Evidentemente non è stato sufficiente definirlo demagogo, populista, comico, guitto per fermare l’onda di piena.
Ha offerto uno spazio per lo sfogo di tanta rabbia accumulatasi in questi ultimi anni.
Prospettare oggi nuove elezioni ci pare una follia: si voterebbe ancora un volta con il Porcellum.
Per un governissimo auspicato anche da Dell’Utri (sì, proprio lui, l’impresentabile) «per salvare la Patria» si tratta di stabilire cosa si intende per Patria.
Quella che considera i magistrati peggio della mafia siciliana, quella che fa l’occhiolino agli eversori, quella che giustifica le tangenti, sia pure a livello internazionale, quella che vuole cementificare tutta la Penisola con annessi condoni, tanto per citare alcuni punti di un ipotetico programma di governo.
Per il centro sinistra l’unica strada seria ci pare possa essere la presentazione di un programma di governo che abbia come priorità il lavoro e la lotta alla corruzione e alcune riforme radicali nei confronti delle quali i parlamentari di 5 Stelle non possono dir di no, altrimenti smentirebbero i proclami del loro vate illustrati in tutte le piazze d’Italia.

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Una risposta a Le bocce sono ferme: che fare?

  1. Giancarlo scrive:

    Vedo che il buon Novelli continua a dimenticarsi del clamoroso flop del PD e di Bersani. Ha parlato di Berlusconi (ancora!), di Grillo, ma non di Bersani e non del PD che ha sostenuto senza se e senza ma per 13 mesi quel “buon uomo” di Monti. Un po’ di sana autocritica da parte dei piddini non guasterebbe, mi pare. E le pensioni? E il lavoro che manca? E il MES? E il fiscal compact? E l’economia a terra? Colpa di Berlusconi e di Grillo. Il PD dove era in questi mesi? Dormiva? E’ andato in vacanza?

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