L’Aquila, così il cantiere più grande d’Europa ha partorito una città fantasma

fonte: repubblica.it
di ATTILIO BOLZONI
L’AQUILA – Si sente solo il rumore di un martello che batte in quello che chiamano “il cantiere più grande d’Europa”. Un martello, un chiodo, un carpentiere sospeso nel vuoto. Il resto è un silenzio abitato soltanto da fantasmi.
L’Aquila città morta, ore 14.30, piazza del Duomo. Tutto è ancora “chiuso per terremoto”, cinque anni dopo. Tutto è macerie, case e governo, non c’è ricostruzione e non c’è più un sindaco, tutto è privo di vita, abbandonato. In una casa al piano terra di piazzetta San Flaviano sono ancora stesi i panni lasciati ad asciugare la notte del 6 aprile del 2009. Si sono messi in salvo solo i ladri nell’Abruzzo seviziato dopo la tragedia. Qui, nell’era berlusconiana, sono riusciti a rubare più di quanto abbiano fatto gli sciacalli in Irpinia o nel Belice.
L’Aquila città morta, ore 14,30, piazza del Duomo. Il direttore della Confcommercio Celso Cioni è appena uscito dal cesso della filiale di Bankitalia dove due ore prima si era barricato con una tanica di benzina, parla con il prefetto dopo aver minacciato di darsi fuoco, racconta che è disperato come… continua a leggere

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