La RETE 2018 per difendere e rilanciare lo Stato Sociale !

Antonio CimminoNell’iniziativa promossa ad Acquasparta da La Retitudine 12 nel mio modesto contributo mi sono sforzato di evidenziare, che purtroppo, in Europa e in Italia esiste grave emergenza democratica e di conseguenza una grave emergenza sociale.
Lo Stato Sociale da tempo è sotto attacco in tutta Europa e lo è particolarmente da alcuni anni attraverso i tagli alla sanità, istruzione pubblica, pensione, lavoro, trasporti pubblici e ect.
Lo Stato Sociale è quello di una società che colloca fra i suoi scopi principali la produzione di sicurezza sociale ed economica, ossia la protezione dei cittadini in quelle cose che possono capitare a tutti e sconvolgere la vita: una malattia, un infortunio, un’invalidità, una disoccupazione involontaria, una vecchiaia gravata di fattori destabilizzanti.
Lo Stato Sociale in Europa – pur nella specificità tra i vari paesi – non ha eguali al mondo, fecondato da culture e politiche differenti. Basti pensare che il primo piano sociale fu approvato dal governo conservatore inglese durante la guerra, ideato non solo per ragioni umanitarie ma anche per contrastare il comunismo.
Questo Stato Sociale liberale, non liberista, nella seconda parte del Novecento è stato via via rafforzato dalle socialdemocrazie europee e in Italia dai partiti popolari, socialisti e comunisti che hanno dato vita alla Costituzione. Fino a quando ha cominciato a essere smantellato da un altro primo ministro inglese, iper-liberista e ultra-conservatore , la signora Thatcher.
Ogni giorno ci dicono in TV del deficit e della crisi dei bilanci statali, per non parlare degli attacchi alla spesa pensionistica (però è giusto e utile ricordare che l’Inps non è affatto in passivo, bensì in attivo e di parecchi miliardi).
Ebbene, il Fondo Monetario Internazionale (che insieme alla Banca Centrale Europea e alla Commissione Europea si batte contro lo Stato Sociale) ha redatto un rapporto sul rischio della longevità, molto allarmato dall’aumento della speranza di vita. In questo rapporto si propone l’allungamento dell’età pensionabile fino a 75 anni.
Nel merito in Italia il Governo di Mario Monti e il Ministro Elsa Fornero hanno applicato alla lettera le indicazioni ( o gli ordini ) dei poteri finanziari e delle banche in materia pensionistica con la psedo- riforma delle pensioni e del mercato del lavoro. Riforma che di fatto ha contribuito a massacrare ancora di più milioni di lavoratori prossimi alla pensione e di conseguenza rendere ancor di più difficile l’ingresso nel mondo del lavoro di milioni di giovani.
E’ stato un provvedimento governativo vergognoso.
Addirittura vi sono economisti ultraliberisti che sostengono di voler aumentare le retribuzioni abolendo tutte le forme di protezione sociale, dalle pensioni pubbliche alla sanità, alla scuola, delegando il tutto al privato.
Cosa succede allora?
È vero che dal 2007 in poi nell’Unione europea il deficit nei bilanci e il debito pubblico sono aumentati, ma non per effetto dello Stato Sociale bensì del salvataggio delle banche e dei gruppi finanziari che hanno originato la crisi in atto: 4.500 miliardi di euro in aiuti che equivalgono al 35 per cento del Pil europeo, mentre la spesa sociale – anche in Italia – è rimasta costante al 25 per cento del Pil dalla metà degli anni Novanta».
Dunque, è evidente, non è la spesa sociale a compromettere i bilanci pubblici.
Perché allora i governi puntano a rimettere sul mercato ciò di cui lo Stato Sociale si era fatto carico tra gli anni Cinquanta e Settanta (lo Statuto dei lavoratori è del 1970, il Servizio sanitario nazionale del 1978) ?
Purtroppo, l’obiettivo delle politiche di austerità è la demolizione dello Stato Sociale e la difesa degli interessi dei ceti dominanti, la trasformazione di tutto in merce, anche il lavoro, la salute, l’istruzione, le persone: privatizzare per appropriarsi della quota di bilancio che oggi si dedica allo Stato Sociale, per di più facendo pagare i costi della crisi ai ceti più deboli: negli ultimi vent’anni la quota salari sul Pil è diminuita di dieci punti che si sono trasferiti ai profitti e alle rendite immobiliari e finanziarie.
In Italia ciò significa che ogni anno 160 miliardi si trasferiscono dalle tasche dei ceti medi a quelle dei ceti alti.
L’ideologia che pochi decenni fa appariva crudele e disumana diventa così una pratica legiferata: ovvero una grave perdita per la democrazia, per la partecipazione attiva alle cose che ci riguardano.
Come difenderci da tutto ciò?
In primo luogo lo Stato Sociale deve essere visto come una risorsa e non come un peso per la società.
Contrastare democraticamente il pensiero unico dei Governi-Partiti che rispondono alle banche, alla grande finanza e ai poteri forti che continuano a massacrare i deboli e i più poveri abbandonandoli al loro destino.
Bisogna combattere democraticamente contro il pensiero unico e questa democrazia filantropica. Dove intendo per democrazia filantropica quel comportamento sostanzialmente paternalistico che hanno i poteri forti, le banche, le lobby finanziarie e le classi più elevate verso i ceti meno abbienti e i poveri. Comportamento che lascia apparire dei risvolti positivi dal punto di vista umano verso i ceti meno abbienti e poveri e viene propagandato come unica soluzione ai bisogni reali di milioni e milioni di poveri.
Tutto ciò è falso!!!!!
Questi comportamenti propagandati in maniera positiva di fatto offende la dignità umana non permettendo a milioni di donne e uomini alla crescita e allo sviluppo della società e alla partecipazione della vita sociale e politica.
Di conseguenza diventa vitale per tutti noi difendere e promuovere lo Stato sociale, le idee politiche e morali che lo hanno sviluppato e che hanno fatto dell’Europa recente la società umana più avanzata.
Antonio Cimmino da Napoli

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