La cultura videoludica, nuova frontiera della didattica

fonte: LINKIESTA
Non avrei mai creduto di riuscire a riconoscere la validità di un video games nella didattica, ma in fondo la cultura serve anche a mettere in discussione alcuni pregiudizi e a ricredersi sulle convinzioni che a volte possono rivelarsi sbagliate. A svecchiare il mio pensiero forse un po’ retrogrado è stato il libro “Come un video gioco“ di Gee James Paul il quale sottolinea l’importanza di uno strumento tecnologico nell’ambito dell’apprendimento scolastico.
Come evidenzia l’autore del testo ciò che affascina del video games non sono solo gli aspetti prettamente tecnologici come lo schermo, la grafica o il joystick, ma un meccanismo di comunicazione che stimola il soggetto a familiarizzare con dei sistemi complessi. Questo tipo di attività ludica, infatti, riprende il ciclo tipico della ricerca scientifica che prevede un’ipotesi, una sperimentazione, una reazione, la riflessione sui risultati e la riprova dell’esperimento. Non dimentichiamo che “Tennis For Two” fu uno dei primi esempi di gioco elettronico inventato dal fisico statunitense William Higinbotham per spiegare ai suoi allievi, la forza di gravità e i suoi effetti.
Considerata la situazione attuale nella quale verte la scuola italiana questa potrebbe non essere una priorità tuttavia se si modificassero le formule canoniche d’insegnamento, gli alunni ne trarrebbero beneficio. In Svezia, per esempio, hanno adottato nelle aule scolastiche il “Minecraft”, un famoso videogioco, che aiuta a far ragionare sulla pianificazione di una città, sui sistemi di gestione e sui problemi ambientali legati al contesto urbano. I primi a garantire il successo dell’iniziativa sono stati i docenti che hanno constatato l’entusiasmo dei loro allievi. Emulando questi innovativi ed efficienti metodi scolastici sono certa gioverebbe agli alunni che… continua a leggere

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