“Invisibili ma tenaci le donne ribelli del mio Pakistan”

fonte: LA STAMPA
di ALBERTO SIMONI
Fatima Bhutto esordisce nel romanzo. Nipote dell’ex premier Benazir, “eroina della democrazia” uccisa nel 2007, esalta le sue protagoniste: “Danno battaglia al sistema, combattono l’ingiustizia”
È come se il destino fosse inciso, marchiato nel suo cognome. Pesante e ingombrante, summa dell’esistenza di un popolo e della storia del Pakistan, un Paese giovanissimo a dispetto della mole di eventi tragici, quasi insopportabili, che ne hanno plasmato i 67 anni di vita dall’indipendenza. Se ti chiami Fatima Bhutto, hai 31 anni, sei affascinante, glamour, giramondo, ma tieni i piedi ben piantati nella casa di famiglia di Karachi, la brulicante città dove business e violenza s’intrecciano, beh allora la politica, anche se la eviti, ti scova. Perché i Bhutto sono un marchio globale come i Kennedy o i Gandhi. Successi e tragedie.
Il nonno di Fatima, Zulfikar Ali Bhutto, è una leggenda. Divenne il primo capo di un governo eletto, era il 1973; quattro anni più tardi il generale Zia-ul-Haq ne orchestrò la caduta. Zulfikar morì per le torture in carcere. Il padre è Murtaza, l’«uomo del popolo», «estremista di sinistra» per i detrattori, accusato di terrorismo e… continua a leggere

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