Il “nuovo” che avanza salverà il Paese?

La Rete 2018
Alcune parole hanno segnato la nostra epoca ed hanno perso il loro significato. Da decenni ci parlano delle riforme e della necessità delle riforme tanto che oggi la parola stessa risulta vuota e rinvia a progetti irrealizzati e origina disillusione diffusa.
In questi giorni si ripropongono ipotesi di riforme costituzionali da parte di quanti ritengono dovere prioritario prometterle per lasciare immaginare concreti provvedimenti che renderanno possibile la realizzazione di un mondo più giusto e una convivenza civile.
Noi siamo più che sicuri che i cittadini vorrebbero che la Costituzione venisse realizzata nei suoi principi fondamentali, in modo che tutti possano vedere rispettati i diritti inviolabili e praticati i doveri inderogabili.
I cittadini vorrebbero che il confronto e le proposte avvenissero per aggiungere qualità alla vita realizzando nel concreto i principi costituzionali mentre appare evidente che lo scontro sottende mutamenti istituzionali tesi a modificare con la Costituzione la Repubblica democratica.
Noi sappiamo che la sovranità appartiene al popolo e va esercitata come indicato dalla Costituzione e perciò la nostra Repubblica deve avere in Parlamento donne ed uomini che ci rappresentino perché espressione di un consenso frutto di scelte libere, manifestazione della partecipazione democratica.
Noi de ‘la Rete’ che abbiamo condiviso le speranze ed il percorso politico di Leoluca Orlando, di Diego Novelli e di Antonino Caponnetto oggi in “Rete 2018” siamo fermamente convinti che le difficoltà in cui versa il Paese non sono dovute ad una presunta inadeguatezza della Carta costituzionale bensì alla mancanza di saggezza politica incapace di mettere in atto proposte legislative di ampio respiro, in grado di dare risposte concrete agli interessi e ai reali bisogni della Nazione.
Noi continuiamo a voler essere lievito culturale e a proporre sintesi politica per la ‘retitudine’ che ci caratterizza.
Autorevoli costituzionalisti hanno commentato criticamente la legge elettorale all’esame del Parlamento e noi condividiamo le loro preoccupazioni che sono quelle di chi intravede un probabile ed inquietante impianto autoritario, che porterebbe ad una inaccettabile riduzione degli spazi di rappresentatività e di partecipazione democratica alla vita e al governo del Paese.
“Queste sono le nostre riforme, quelle stesse perseguite fin dalla nostra discesa in campo di venti anni fa”. ha comunicato telefonicamente ad una assemblea della destra napoletana l’anziano leader forzista.
Pare che ad una Camera di nominati si voglia aggiungere una larva di Senato non elettivo. Peggio di prima!
Si, noi lo sappiamo, è assolutamente vero, e ricordiamo anche che alcuni degli obiettivi perseguiti dagli incombenti innovatori facevano parte dell’eversivo disegno politico della loggia P2 di Licio Gelli, quella stessa che Sandro Pertini e Tina Anselmi non esitarono a definire “un’autentica associazione a delinquere”.
Alla fine di Ottobre del 2008 nel corso di una conferenza stampa il Maestro Venerabile affermava che soltanto l’uomo di Arcore avrebbe potuto attuare il suo progetto politico. Ora il Capo piduista non abbia timore: il cavaliere “dimezzato” è stato rianimato dal provvidenziale accordo scaturito dal recente incontro del Nazareno, accordo che potrebbe anche proiettarlo verso una più che probabile e, sino a poco fa, insperata vittoria elettorale, con il vantaggio di una schiacciante maggioranza parlamentare, garantitagli da un premio di maggioranza di dubbia costituzionalità, vista anche la sentenza della Corte sul Porcellum.
Noi, che rispondemmo con entusiasmo al nobile richiamo di don Giuseppe Dossetti a difesa della Costituzione, ricordiamo ai detrattori delle preferenze, i quali giustificano la loro scelta per un Parlamento di nominati in nome della vittoria al referendum , che lo strumento referendario, sostenuto da noi,non abolì il sistema delle preferenze ma introdusse la preferenza secca per sconfiggere il mal costume favorito dalla possibilità di esprimere preferenze multiple attraverso le così dette cordate.
In quanto alla necessità di garantire la cosiddetta governabilità è appena il caso di affermare che il famigerato mercanteggiare tra le forze politiche, susseguente alle consultazioni elettorali di un tempo, era dovuto soprattutto, come lucidamente intuì e dichiarò Enrico Berlinguer, alla degenerazione del sistema dei Partiti.
Come possono operare per il superamento del divario tra nord e sud Partiti che hanno nel programma l’esaltazione del ‘recinto’? E come possono politici che privilegiano interessi personali o di parte perseguire il bene della collettività o educare i giovani a guardare all’Europa e al mondo? Si palesa una grave crisi di idee, crisi del pensiero.
Un Parlamento che ha difficoltà a capire che il figlio dello straniero nato in Italia è italiano, che il povero è visibile fin sull’orlo dei cassonetti dei rifiuti, che accusa di reato l’immigrato, come potrà operare per la giustizia e la solidarietà, per la redistribuzione delle ricchezze, per il lavoro e per lo sviluppo, per la piena attuazione del diritto allo studio, per la salvaguardia della salute e per l’eguaglianza costituzionale?
Continuiamo ad assistere al non più sopportabile spettacolo di Governi incapaci di attuare gli stessi provvedimenti approvati, perché rallentati o fermati da una casta burocratica che non serve lo Stato ma guarda soltanto a se stessa, stravolgendo il ruolo di poteri che sfuggono così al dettato costituzionale.
In un Paese che lascia nelle baracche i terremotati, che non ha a cuore l’integrità del territorio, che non investe in cultura e tralascia ricerca e istruzione, che non ha una politica industriale in grado di salvaguardare le imprese e di creare nuove e sempre crescenti occasioni di lavoro, c’è chi, con un’opera mistificatrice, continua a dare la priorità ad una riforma elettorale che impedisce la scelta dei parlamentari, riduce la possibilità di accesso al Parlamento di forze minoritarie ma rappresentative, premia una minoranza del 37 per cento dei voti espressi da circa il 60 per cento degli elettori e la trasforma in maggioranza assoluta.
Si lascia credere ai cittadini che si va verso un cambiamento in meglio, che ‘il nuovo’ avanza e invece si limitano gli spazi della democrazia, del diritto costituzionale alla scelta del rappresentante, in nome di una ‘stabilità’ che nulla ha a che vedere con l’espressione del consenso elettorale e si tace sulla sacrosanta, assoluta necessità di dare risposte concrete ai bisogni e alle esigenze vere di un sempre più crescente numero di cittadini che faticano a campare.
In qualche modo si tende a dare forza alla cultura dello scarto, all’economia dell’esclusione della quale parla Papa Francesco. Il nuovo progetto di legge elettorale si preoccupa di escludere più che includere.
Diciamo al nostro Paese che abbiamo a cuore la democrazia e chiediamo ad ogni singolo cittadino e alla realtà dei vari mondi vitali presenti nella nostra società che esigano un confronto con i Parlamentari per esprimere il dissenso e lo sconcerto di chi è amante dell’umanità e della giustizia e per chiedere con determinazione una politica e leggi al servizio dei singoli, delle famiglie, dei gruppi sociali in questo oggi della nostra storia.
Chiediamo ai Parlamentari la disponibilità ad una seria riflessione e al confronto ponendosi in ascolto sincero delle domande di verità e giustizia.

12 Febbraio 2014
Matteo Viviano, Francesco de Notaris, Antonio Brigante, Azzolino Ronconi, Antonio Cimmino, Antonia Manca, Luigi Cammarota, Carlo Dalporto, Mariangela Pinotti, Gianluca Mazzali, Marcello Bigerna, Elvio Di Cesare, Domenico Gallo, Bruno Sarti, Tullio Sarti

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3 risposte a Il “nuovo” che avanza salverà il Paese?

  1. Bruno Sarti scrive:

    Ottimo, sintetico e completo. Mettete anche il mio nome ! Bruno Sarti Genova

  2. Luigi Gazzola scrive:

    Sottoscrivo perché sono ancora convinto che le diversità siano una ricchezza e che l’idea di convergere da strade diverse in un progetto politico comune condiviso e non imposto non possa essere spazzata via in nome di una incomprensibile vocazione maggioritaria.

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