Il moderno Principe

di Marco Damilano
A mezzanotte, quando ormai a Firenze la festa va acquietandosi, squilla il cellulare del neo-segretario del Pd Matteo Renzi. Dall’altra parte c’è la batteria, il centralino del Viminale. “Le posso passare Silvio Berlusconi?”. Ecco la voce del Cavaliere, ancora a tavola, in pizzeria con Francesca Pascale, il cane Dudu’, i giovani dei club Forza Silvio che nel pomeriggio avevano riempito l’auditorium di via della Conciliazione. “Caro Matteo, complimenti! Ho sempre detto che avevi i numeri, da quel pranzo ad Arcore, anche se devi ammettere che giocare contro Cuperlo e Civati era come il Milan con l’interregionale…Con la tua vittoria finalmente il Pd diventa un partito socialdemocratico”. Eccolo qui, il Berlusconi, per una volta invidioso della sinistra.
Qualche minuto prima Renzi ha concluso il suo primo discorso da eletto, nel teatro Obihall di Firenze, mentre si aggiorna il contavoti di una vittoria storica. Quello di un anno fa dopo la sconfitta contro Bersani era stato l’intervento della dignità di chi ha perso, ora da vincitore il Bimbaccio insolente e dispettoso diventato in un anno e mezzo finalmente adulto fa parlare la rabbia e il calore. La rabbia del capitano, “mi avete dato la fascia di questa squadra e vi assicuro che combatterò su ogni pallone”, e del politico che da mesi era costretto a trattenersi, in nome della ragione di Stato e delle primarie, e che ora può finalmente sfogare quello che si teneva dentro: “Forse useremo metodi un po’ spicci”, avverte, “ma non confondete un cambio di governo con… continua a leggere

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