Il Manifesto costitutivo

La Rete 2018

La attuale gravissima crisi politica, istituzionale e morale italiana è il punto d’arrivo di un sistema politico, nato e sviluppatosi in particolari condizioni storiche, che hanno prodotto la soffocante identificazione tra democrazia e sistema dei partiti. Ne è conseguita l’occupazione, in nome della democrazia progressiva, delle istituzioni e della società civile da parte degli stessi partiti, in un regime di non-responsabilità garantito da una condizione assolutamente eccezionale: la riduzione ad alternanza di potere della fisiologica, democratica, alternativa di governo. La vicenda politica e i suoi protagonisti si sono, così , sottratti per decenni ai fondamentali meccanismi di controllo propri dei sistemi politici democratici.

Questo sistema, espressione nel dopoguerra delle libertà riconquistate, è diventato oggi una cappa soffocante per le libertà fondamentali dei cittadini. È in atto una combinazione di spinte antidemocratiche provenienti da oligarchie partitiche, da presenze crescenti di economia illegale e, in forme più brutali, dai poteri occulti e criminali mafiosi, che assaltano, pressoché indisturbati, lo Stato di diritto. Questa combinazione è tanto più pericolosa quanto più essa può contare su un’ informazione in grandissima parte infeudata al potere politico e su martellanti tentativi di subordinazione della giustizia agli equilibri di potere, con danni gravissimi per la sostanza e le stesse forme della democrazia (referendum, libertà di opinione) e con rischi concreti di una sua trasformazione in vero e proprio regime della corruzione, passando per i consecutivi gradini di un’unica scala di sopraffazione (dalla tangente alle lobbies illegali, dai monopoli ai conflitti di interesse sino al dominio mafioso).

Di fronte a questo, sentiamo tutto il diritto e tutto il dovere di indignarci e di affermare che la persona umana e i valori della libertà e della trasparenza devono essere al centro della politica; e che una politica che uccide o lascia uccidere, che ruba o lascia rubare, che mortifica il consenso, che disprezza il limite impostole dai valori, dai diritti o dalle risorse, che dissemina il pianeta di dittature o le arma in nome di interessi economici o di campo, non è una politica compatibile con l’idea di democrazia.

È questa una convinzione condivisa da istanze largamente diffuse nel corpo sociale del paese: in parte ancora inespresse, in parte invece già espresse da anni e con consapevolezza crescente da una fitta “rete” nazionale di comunità e associazioni, culturali, editoriali, ambientaliste e di volontariato, caratterizzatesi per aver posto al centro della propria riflessione e del proprio impegno i temi della persona e dell’etica pubblica, il rapporto uomo-ambiente e il rapporto civile partiti-istituzioni.

All’inizio, tali esperienze si sono gradualmente incontrate o riconosciute su strade diverse nella fondamentale consapevolezza che la questione criminale, i grandi delitti politico mafiosi e la loro assoluta impunità , non sono una piaga dolorosa, ma lo specchio più vero e preoccupante della natura e della crisi della democrazia italiana.

In questo orizzonte, si è collocata allora la primavera palermitana, che in tal senso si é posta, al tempo stesso , come parte e seme di una più generale – e possibile – primavera italiana.

Proprio a partire da questa consapevolezza , tante esperienze, anche parziali e locali, hanno via via trasformato i modi di pensare e lo stesso linguaggio sui diritti e sulle regole, sulla politica e sull’economia, sullo Stato e sui valori, dando vita a La Rete.

A venti anni da quella esperienza, abbiamo capito che essa aveva generato un sentimento comune che abbiamo chiamato La Retitudine e che, ancora una volta, tante altre persone, pur non avendo mai vissuto La Rete, ne condividevano valori e ideali.

La Retitudine è un sentimento, un modo di essere, di vedere la vita che contraddistingue molti di quelli che hanno fatto parte de “La Rete” e tante altre persone che, pur non avendola mai vissuta, ne condividono valori e ideali.

La Retitudine è un modo di essere, un modo di vivere, è il luogo di quelli che continuano a sognare, anche se qualche sogno è andato in frantumi. Perché la speranza sta nell’esserci. La speranza sta nella forza di saper cambiare strada senza cambiare percorso, senza timore e anche senza perdere la nostra faccia. La speranza per noi sta nell’assumerci sempre le nostre responsabilità. Non c’è bisogno di riconoscersi o di militare nello stesso partito per sentirsi vicini. Siamo simili nel nostro nonsentirci-mai-a-posto, mai arrivati, mai in grado di capire sempre e tutto. Nel nostro continuare a interrogarci, a guardarci dentro e a guardarci attorno, nel nostro andare ad abbattere un altro recinto, senza limitarci a contemplare il recinto appena abbattuto.

La Retitudine non vuole riunire solo gli ex iscritti de La Rete, ma vogliamo stare insieme a tutti quelli che – anche se non hanno mai militato nella Rete – continuano caparbiamente a credere che sia possibile una alternativa all’imbarbarimento berlusconiano, un’ alternativa migliore della attuale.

Il nostro orizzonte è la consapevolezza che siamo in Italia, che l’Italia è in Europa, ma che viviamo in un tempo nel quale siamo, e sempre più rischiamo di essere, isolati dal resto del mondo civilizzato, a causa di un Governo che si è fatto regime, che rifiuta l’etica della responsabilità individuale, che tenta continuamente di pervertire e violare la Costituzione italiana e le Dichiarazioni universali dei diritti, che trasforma le identità in soffocante appartenenza, che mortifica i meriti e ignora i bisogni, che vive di eterno presente, rifiutando memoria del passato e speranza di futuro, che considera la persona umana un numero, un individuo, da confinare in un delirio di sondaggi,che sovrappone le caste alla comunità, che considera il popolo, che è sovrano, niente più che pubblico, senza protagonismo, e la partecipazione l’ascolto di una martellante informazione imbavagliata.

A questa condizione ci siamo , da sempre, opposti e intendiamo continuare ad opporci, con valori e programmi finalizzati alle prossime generazioni, e non all’interesse particolare, e spesso miope, di tanti, che miseramente si esaltano, pensando unicamente alle prossime elezioni.

A questa condizione, ognuno nel suo ambito personale e professionale, ognuno nel suo impegno civile e istituzionale, abbiamo tutti confermato che intendiamo ribellarci, continuare a ribellarci, per celebrare , in modo non rituale, la democrazia, che è certamente contabilità di consensi, ma mai disgiunta dal rispetto della persona umana, di ogni persona umana.

Questa complessiva situazione si realizza nel contesto di rapporti internazionali profondamente mutati, che pongono all’ordine del giorno in tutta Europa, nel Mondo, il tema storico della democrazia e che non giustificano più alcuna impunità politica, in nome della vera o presunta difesa dal nemico estero. E si realizza nel quadro di un mutamento culturale , che porta milioni di cittadini italiani ad avvertire in profondità i limiti – non più tollerabili e imposti a ciascuno – del sistema delle appartenenze partitiche e dalla decadenza dei tradizionali schemi di divisione tra conservatori e progressisti.

Si registra, stimolante ancorché spesso confuso, un profondo e sofferto bisogno di senso, espresso da milioni di giovani che lo manifestano da tempo nella scuola e nelle università e drammaticamente confermano, spesso fuggendo dall’Italia, per esseree per non appartenere, per vivere liberi. Possibile e doverosa diviene la ricerca di nuove strade, lungo le quali mobilitare, con mutate prospettive, le energie positive esistenti, finalmente libere da vincoli di ideologie o da senso di colpa per l’accusa di qualunquismo rivolta, con sistematica arroganza, dai partiti verso ogni manifestazione di dissenso.

Da qui, la scelta di dar vita a La Rete 2018 e vivere La Retitudine come un percorso di valori, comune e condiviso, in grado di dar voce e interpretare le istanze più vive della società civile. Esso si propone, soprattutto, due compiti:

1) lievito culturale: diffondere sistematicamente informazioni, idee e valori per promuovere la conoscenza e la discussione dei problemi del paese , ponendosi l’obiettivo di informare le coscienze e il senso comune al primato della ragione etica sulla ragione politica e alla universalità dei valori della democrazia;

2) sintesi politica: unificare, attraverso specifiche campagne, iniziative e programmi, le istanze di rinnovamento che si affermano sui piani dei diritti, della libertà, della laicità, della solidarietà, della giustizia, dell’informazione, dell’ambiente, dell’economia solidale e compatibile e della pace, iniziando a progettare un programma di governo per il 2018 : sì, 2018 e non 2011 o 2013.

Pensare al 2018 è parabola del rifiuto di pensare alle prossime elezioni, è conferma della scelta di pensare alle prossime generazioni.

Dati i presupposti della sua identità (gratuità dell’impegno politico, onestà, rifiuto delle logiche partitocratiche),

La Rete 2018 sceglie di non avere una propria rappresentanza istituzionale e, quindi, non si presenterà a competizioni elettorali, lasciando ad ognuno la decisione di impegnarsi nelle Istituzioni in un rapporto di reciproca autonomia.

Raccoglie cittadini di diversa formazione e identità, disposti a percorrere insieme un percorso, comune, sulla base di rapporti di reciproca fiducia e condivisione e su un piano di assoluto rispetto per i tratti non condivisi dalle proprie complessive identità culturali.

L’atto di adesione a La Rete 2018 implica, con la condivisione – e senza alcuna formale sottoscrizione e senza alcuna tessera od orpello di tessera – di questo documento, l’assunzione sostanziale di un impegno personale e comporta il rifiuto di ogni logica o pratica correntizia. Possono bensì, condividere questo percorso comune iscritti e rappresentanti istituzionali di altri partiti, che si impegnino sulle scelte, sugli obiettivi e sui programmi de La Rete 2018.

La Rete 2018 si propone come esperienza valida per la risoluzione della gravissima crisi politica istituzionale e morale che caratterizza la attuale struttura di governo, che si è fatto regime, e che pesa sul futuro del paese e delle nuove generazioni.

Questa nostra esperienza sarà unificata dall’intento di dare forza e rappresentanza ai valori, ai bisogni, alle istanze della vita quotidiana, ossia a quei vitali e normali per ogni persona, famiglia e comunità che si indicano come sicurezza, certezza del diritto, convivenza civile, responsabilità, ambiente a misura d’uomo, libertà economica, politica, memoria storica.

È in nome di questi valori e bisogni che rivolgiamo ai cittadini desiderosi di un’Italia più libera, pulita e democratica l’invito a condividere questo percorso, impegnandoci da parte nostra a dedicargli la stessa determinazione e lo stesso entusiasmo con i quali ci siamo battuti negli anni passati per i comuni ideali di verità, giustizia e democrazia.

MANIFESTO COSTITUTIVO DE LA RETE 2018 – adesione 2013 – da compilare e firmare

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