Gli spari a Palazzo Chigi

de notarisdi Francesco de Notaris

Nel giorno in cui, convocati da Leoluca Orlando, a Roma ci incontravamo per proseguire il percorso de la Rete2018, e mentre al Quirinale il Governo giurava e si consumava un processo di affievolimento sostanziale della nostra democrazia parlamentare, dinanzi a Palazzo Chigi , sede della Presidenza del Consiglio. un uomo sparava a due carabinieri, individuati come i rappresentanti del potere.
Le due più forti aggregazioni destinatarie di consenso elettorale, protagoniste di scontri con scambio di ruoli, dal 1994 ad oggi, e che in campagna elettorale, su programmi dichiaratamente contrapposti, avevano chiesto ai cittadini il voto per governare da soli hanno costituito un governo ponendosi insieme come maggioranza.
Gli altri gruppi restano divisi tra quanti sono collocati all’opposizione per ottenere incarichi che per prassi sono assegnati alla minoranza e tra coloro che per principio si oppongono al ‘sistema’ del quale poi fanno parte.
L’episodio di Palazzo Chigi ha conquistato i titoli in prima pagina ed i commenti numerosi hanno tranquillizzato sottolineando che non si tratta di un atto di terrorismo e che non è partita la strategia della tensione.
Qualche dichiarazione politica sembrava voler tentare sterili strumentalizzazioni, immediatamente bloccate.
Penso che l’episodio sia da considerare con grande attenzione perché è espressione di un disagio diffuso e non più sotterraneo. Volere ricondurre i colpi di rivoltella alla disperazione di un uomo è fuorviante. Quella disperazione, indotta dalle conseguenze del malgoverno, ha radici politiche e si è manifestata attraverso l’aggressività verso l’uomo in divisa. In questi tempi la stessa disperazione aveva condotto ai suicidi, a numerosi suicidi di chi ha visto crollare la propria economia familiare ed aziendale, in seguito alla crisi economica nazionale ed internazionale.
La finanza che punta agli interessi, al profitto, non governata dalla politica, non rispetta la dignità dell’uomo, né è sfiorata da una scienza economica che è scienza sociale, né si ferma a guardare la piccola storia del singolo che resta impigliato in infernali ingranaggi.
L’uomo che ha sparato, insieme ai suicidi, ai giovani che abbandonano gli studi, agli esodati non considerati come persone è frutto della ingiustizia che percorre le nostre strade e si ferma nelle case dei pensionati, dei malati negli ospedali, tra i giovani senza lavoro, e diventa compagna di viaggio di cassa-integrati, licenziati, giovani coppie, studenti costretti a tornare al sud o ad emigrare e siede alla mensa della caritas e dorme con i senza dimora sui marciapiedi delle nostre Città.
Ecco, io penso che l’episodio di Piazza Colonna è gravissimo per ciò che significa, perché è un brutto segnale che non significa necessariamente che altri simili ne seguiranno, ma fa comprendere che la nostra società sta producendo instabilità, depressione, povertà, morte. Siamo colpiti dalla spettacolarità del gesto, visti luoghi, vittime, coincidenze temporali. Chi lavora in politica deve saper comprendere cause e motivazioni che determinano comportamenti comunque gravissimi e colpevoli.
Verificheremo il programma di Letta. Dai frutti giudicheremo l’albero.

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2 risposte a Gli spari a Palazzo Chigi

  1. Gianni PERA scrive:

    I frutti che coltiva Berlusconi sono sempre avvelenati

  2. Gianni PERA scrive:

    La così detta Seconda Repubblica è iniziata allorquando un signore ( per dire) ci ha spiegato che la si doveva finire con il teatrino della politica dopo le elezioni e che agli elettori doveva essere chiara la corrispondenza del loro voto con il risultato elettorale. la Seconda Repubblica termina in questi giorni con la fine di questo teorema di convenienza, ed il ritorno al vecchio teatrino ritornato improvvisamente buono per fermare il nuovo che avanza in modo un po’ sprovveduto

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