Con gli auguri per Pasqua e per la vita intera. Lettera aperta a Papa Francesco

Michele Del Gaudio

Cari amici, come ho detto più volte, per motivi di salute, scrivere è l’unico strumento che ho per continuare a combattere. Vi chiedo, solo se siete d’accordo, di diffondere le mie note, magari condividendole con i vostri gruppi e contatti su Face Book e posta elettronica, su siti, blog, giornali, tv, che gestite o conoscete. L’informazione è potere democratico ed aiuta i cittadini a conoscere la verità per elaborare opinioni consapevoli. Vorrei solo informarmi, informare, offrire analisi, proposte, idee, sentimenti, emozioni… con libertà e indipendenza. Camminiamo insieme e grazie per il vostro impegno per migliorare la società.
Caro Francesco,
ti sei posato sul Tevere come un’aquila dolce, giusta, generosa, hai salutato con la serenità di una chioccia che cova il futuro, stai nuotando come un delfino che attraversa le onde e sguscia fra i pescecani. Ti aspettavo, Francesco, ti aspettavamo in tanti… per capire se non abbiamo la fede perché la identifichiamo con la Chiesa, che disapproviamo, oppure perché mentalmente non siamo predisposti ad averla. Credo fermamente in Gesù e nel suo insegnamento, cerco di praticarlo tutti i giorni, ma sono incapace di ammettere che Gesù sia Dio. Eppure credo! E voglio avere la fede! Ma non ci riesco. Si può credere senza fede? Sarebbe più facile se il clero attuasse il Vangelo, se Dio non permettesse angherie, discriminazioni, barbarie… non facesse morire i bambini… Aiutami ad arrivare prima di sera!
Anche tanti fedeli ti attendevano… per diventare liberi! Si, perché papi, prelati e reverendi, assetati di potere, soldi, sesso… finanche pedofilo, li hanno imprigionati con “fardelli pesanti”. Spesso li hanno ridotti ad ipocriti servitori delle gerarchie invece di renderli risoluti destinatari e attori del Verbo. “Molti credenti non sanno di non essere credenti. Molti non credenti non sanno di essere credenti (David Maria Turoldo)”.
Nell’affacciarti al balcone mi hai stupito subito. Con la semplicità dei grandi hai sottolineato che sei Vescovo di Roma. Vuoi ripartire dalle origini, da un Pietro non sommo pontefice ma mattone del corpo roccioso. Il tuo compito, come il suo, non è l’infallibilità autoritaria ma armonizzare tutte le comunità cristiane in un respiro universale. Ho allora spalancato porte impazienti e finestre… e i cambiamenti vi si sono insinuati silenziosi e costanti… per vicoli e autostrade, ville e case popolari, saperi e stentati alfabeti, innocenze e consapevoli malvagità. Il mare è ancora lontano, ma tu sei qui, per mollare gli ormeggi assieme a tutti. Ecco perché vorrei dedicarti un racconto divulgativo su Vangelo e Costituzione, redatto in gran parte prima del tuo avvento e in via di completamento con motivazione tonificata dalla tua voce e dal tuo agire. Sono certo che ci riporterai al reale pensiero di Gesù, spogliandolo delle forzature ecclesiali che lo hanno reso una dottrina troppo spesso utilizzata per gli interessi dei forti contro i diritti dei deboli. Sicuramente hai letto la Costituzione italiana. Te la propongo come vangelo laico accanto alla Novella del “Figlio dell’uomo”. Sono due testi fatti per intendersi. Se concretizzati, muteranno il corso della storia e la condurranno al “regno dei cieli”.
Era quasi sera, di una complicata giornata invernale, ma la domanda esuberante di mio figlio mi riaccompagnò nel rassicurante calore domestico. Assistevamo in tv ad un’anonima partita di calcio. Nei suoi sette anni Luca era già un appassionato: – Cosa hai detto? – Per quale squadra tifi, pa’?! – Per quella con la maglia a strisce! – Ma perde 3 a 0! – Proprio per questo!”. Fin da piccolo stavo istintivamente col più debole. Passavo ore ad ammirare i muratori tirare su un muro, riparare una via, perdere… Sì, sostenevo chi perdeva, dal pallone alle figurine, alla vita. All’università mi chiarii le idee: anche la Costituzione sta coi più deboli! E nel leggere la Bibbia per scelta, non per tradizione, scoprii che anche Gesù sta coi più deboli. Le mie intuizioni infantili si convertirono in valori, comportamenti, impegno per coloro che perdono… per i poveri, gli emarginati, ma soprattutto per bambini, adolescenti, giovani, perché fra i deboli ci sono anche loro!
Solo quando non ci saranno deboli e forti si realizzerà la giustizia, che è anche libertà, uguaglianza, sovranità popolare, lavoro, pace, solidarietà… solo allora il mondo si trasformerà in eden. Ed in questa evoluzione un cattolicesimo, interprete leale ed energico della Parola, può mobilitare le coscienze contro il clientelismo, la corruzione, il dispotismo economico, finanziario, bancario, mafioso… fino a sradicarli. La sua funzione è già intensa, ma bisognerebbe condannare con nettezza tutte le forme di malavita, elogiare il celebrante che ha avuto il coraggio di affermare dall’altare: “La camorra fa schifo!”. E costituire anche in Europa e Nord America organizzazioni missionarie, con un duplice ruolo: anti individualismo, delinquenza, sofferenza; pro socialità e felicità. Ti prego, Francesco, chiedi al tuo gregge di non limitarsi ad una finalità spirituale, interiore, ma di fonderla indissolubilmente con la prevenzione, la denuncia, l’azione. Non è facile, ed è anche pericoloso. È bastato che un tuo collega vescovo si sia recato davanti ad una fabbrica per sincerarsi delle cause della protesta operaia, per meritare i chiodi della scomunica imprenditoriale. Come poteva non ispirarsi a Gesù? “… ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi… (Matteo, 25:35-36)”. Fra l’altro da poche settimane avevi ammonito i tuoi pastori ad uscire dalle chiese, ad andare fra la gente, anche quella che non varca sagrati. E lui ti ha ascoltato. Durante il tragitto può darsi che abbia ricordato Matteo (6:11 e 10:10): “Dacci oggi il nostro pane quotidiano… chi lavora ha diritto al suo nutrimento”. E, avvicinandosi, probabilmente ha scorso su uno striscione l’articolo 4 della Costituzione: “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto”; e su un altro l’articolo 36: “Il lavoratore ha diritto ad… un’esistenza libera e dignitosa”. Il presule ha poi invitato i contendenti ad un confronto costruttivo per una soluzione equa. Solo che lo stabilimento appartiene all’azienda più influente della Penisola, che talora trascura l’economia sociale di mercato ben delineata dall’articolo 49 della Costituzione. Ed infatti il direttore ha rimproverato il prelato di essersi schierato con i violenti e gli ha ingiunto semmai di andare lui all’opificio. Il monsignore, pur addolorato, non ha tralasciato il “nuovo comandamento” di Gesù: “… amatevi gli uni gli altri… (Giovanni, 13:34)”. Ed ha acconsentito. Nei giorni successivi tu sei andato a Lampedusa per lanciare un altro messaggio nitido.
Temo che sopraggiungano gli attacchi dei poteri forti italiani, internazionali, ecclesiali. Stanno comprendendo che tu sei deciso a ricondurre il Vangelo all’originaria concezione: la conversione del creato in regno dei cieli, spumeggiante di giustizia sociale, equa distribuzione delle risorse, negazione di qualunque tipologia di esclusione, necessità di una vita soddisfacente per tutti, di strutture sanitarie adeguate, di istituti di pena civili… Principalmente esigi la Chiesa protagonista delle vicende terrene con un amore attivo che sappia anche avversare le rendite dei governanti, nazionali e mondiali. Il gota industriale ha bacchettato un vescovo per porre il veto a quello di Roma. La prossima mossa sarà del sistema bancario? E poi? Ho paura che ti ammazzino!
Tu proseguirai il cammino e ne sono felice, ma nei momenti bui mi prende l’inquietudine: Albino Luciani è stato ucciso! Non ci sono prove, ma un quadro indiziario, sì. E la divulgazione di documenti e avvenimenti vaticani segreti rinvigorisce ipotesi infauste. Tu sei un Papa “nuovo” non per banali informalità ma perché dai sostanza alla forma… o meglio all’antiforma. Ti sei subito inchinato all’umanità, hai eluso determinati paramenti, sei intervenuto sullo Ior, sei andato ad accogliere i migranti… Gesù non inseguì ornamenti liturgici, né la benevolenza dei vertici del tempo, romani e gran sacerdoti, ma predicò, accusò, agì. Si recò speditamente ed esclusivamente dagli ultimi. Tu diserterai le cattedrali appesantite dall’oro. Preferirai le cappelle discrete dei preti in prima linea, nemici delle mafie e dei soprusi: privati, pubblici, occupazionali, salariali, bancari, economici, ambientali.
Ti concentrerai sui pargoletti, i teenager, gli under trenta. “Cari figlioli… Si direbbe che persino la luna si è affrettata stasera… La mia persona conta niente… Tornando a casa, troverete i bambini. Date una carezza ai vostri bambini e dite: questa è la carezza del Papa”. Non farlo santo, per favore! Proclama Angelo Roncalli modello da imitare per il suo magistero e il suo riformismo ancorato alla Verità. Oppure, se per ragioni canoniche deve essere elevato alla santità, non la motivare con i miracoli, ma con le virtù. Perché un santo deve fare i miracoli? Forse i santi sono proprio quelli che riescono ad essere uomini!
Vorrei giocare con te, Francesco, come quando ero marmocchio… agli aquiloni e a girotondo… in cui tutti si divertono e nessuno vince… in particolare nessuno perde. Perché propiniamo continuamente ai nostri ragazzi svaghi competitivi? Sono ancora in fasce ed ecco il Monopoli: per allenarli a calcolare il danaro, comprare alloggi; appena impugnano la forchetta è pronto il Risiko: per conquistare la Terra, non la pace. E all’età del computer gli incolliamo addosso i videogame in cui si mettono le bombe in un mercato o si spara agli alunni che escono in giardino. Perché non inventiamo giochi senza vincitori e vinti?
Il Papa Buono poté inviare la carezza attraverso i genitori, tu la darai direttamente. I ragazzi hanno bisogno di “tenerezza”! Desiderano punti di riferimento per confidarsi, confrontarsi, capire, capirsi… Dobbiamo crescere insieme, con loro, imparando e insegnando reciprocamente, stimolare la parte migliore. Monologhi, intrisi di obblighi e punizioni, aumentano la parte peggiore. Il dialogo è l’unica strada! Per Gesù, e per la Costituzione, la persona viene prima di tutto, anche delle leggi. Allora sarebbe opportuno trasmettere il fascino dei diritti e dopo far riscontrare l’utilità del rispetto dei doveri per vivere bene tutti. Si agevolerebbero il passaggio dall’io al noi e l’istinto a fare qualcosa per gli altri. Cominciare dai diritti, insomma, per arrivare ai doveri. Francesco, i ragazzi non possono essere convocati dall’istituzione che intima una serie di norme totalmente disapplicate nei luoghi in cui risiedono! L’effetto è il rifiuto di un mondo sconosciuto. Occorre un’istruzione che non offra il pacchetto tutto compreso da prendere o lasciare, ma li includa, li cerchi. L’egoismo, la rabbia, la sopraffazione, la malavita sono in ogni angolo… Il docente, il sacerdote devono essere lì in quel preciso momento, nell’attimo della scelta fra la cittadinanza e la distruttività… o addirittura la criminalità. Nel disinteresse della famiglia, solo l’aula, la parrocchia, l’associazionismo possono suscitare nei giovani una personalità equilibrata, solidale, ricca di senso critico, di capacità di selezionare i modelli di comportamento senza subirli. Se non ci rivolgiamo a loro con il petto divaricato, rischiamo di confezionare semplici recettori di imposizioni altrui, pronti a violarle in qualunque occasione. Non ci lamentiamo poi di una collettività incline alle prepotenze, ai favori, alle raccomandazioni, di una politica clientelare e corrotta, di una delinquenza violenta!
“I ragazzi come me sono destinati… alla camorra!”. Questa fu la terribile sentenza di uno studente della media di Scampia in un dibattito durante la famosa faida del 2004-2005. E in quel periodo non aveva torto: fra vittime e killer c’erano postadolescenti che anni prima avevano partecipato ai nostri corsi sulla legalità: gli allievi più produttivi di allora… ora erano camorristi. Quindi gli sforzi degli apostoli della Costituzione non avevano garantito alternative in quartieri come quello. Ho consacrato l’ultimo decennio a confutare l’oracolo dello studente, che mi ha costretto a inquisire me stesso, fino a capire che dovevo dedicarmi non all’investigare per punire ma all’amare per salvare. Lo spontaneismo però, anche se articolato e tenace, pur essendo valido, non è sufficiente. La scuola, pur ottenendo risultati, manca di insegnanti preparati anche in pedagogia, psicologia, comunicazione, legalità, Costituzione… e poi di veri e propri pool di maestri di strada che li vadano a scovare i minori a rischio. La Chiesa sta svolgendo un ruolo positivo, ma sono indifferibili i missionari antinichilismo che operino in mezzo ai ragazzi, senza pretendere che frequentino l’oratorio. Sciaguratamente la politica rimane latitante. Ma la speranza naviga.
Un altro presule ha scacciato i camorristi dal tempio, ed ha annunciato: “… le nostre manifestazioni… nascono dalla fede e diventano impegno per la costruzione di una città migliore… la nostra fede e l’impegno per la giustizia devono andare insieme”. È espressione di una comunità che pulsa da tempo, ma non riesce ad esprimersi nell’olimpo curiale se non come eccezione, mentre è molto estesa fra teologi, parroci, fedeli, laici. È la comunità prescritta dalla Costituzione! Vangelo e Costituzione non si limitano ad elencare principi e lodevoli iniziative individuali, ma propongono un programma da realizzare sul pianeta. Vorrei tanto che si moltiplicassero i vescovi, cattolici ovviamente, ma anche cittadini.
Caro Francesco, per circa un trentennio ho giudicato, per alcuni anni ho contribuito ad approvare leggi, ma il mio organismo non ha tollerato i ritmi massacranti che gli ho imposto, e la salute è inciampata. Quel poco che mi rimane lo sto riservando al dialogo con gli studenti e a digitare frasi sul computer. La sofferenza però mi ha fatto un dono: ha zittito il giudicare e ha rigenerato la voglia di amare. Non so se Gesù è Dio, ma so che ho scritto questa lettera, e il racconto che ti invierò, pensando a Lui. Con tenerezza, michele del gaudio

Michele Del Gaudio

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