Euro si Euro no: un passo oltre, per favore

di Niccolò Rinaldi

Curioso destino della moneta comune: quando fu creata qualcuno, la annunciò come grimaldello certo per cambiare tutto, fare tutto, come se il denaro abbia mai fatto un’unione politica; ora che le cose vanno male, pare che disfacendosi dell’euro si risolva tutto. Inutile destino dei capri espiatori, addirittura, in questo caso, in un senso e nell’altro. Di questo abbiamo parlato al Forum dell’Economia di Roma, tra vari interventi che nell’ossessione dell’euro, promettevano paradisi fioriti se solo si tornasse a politiche di debito e di inflazione. Il primo, in Italia, è sempre servito per distribuire privilegi ai “Pochi Privilegiati”, fottendo gli esclusi e in particolare i più giovani – e non mi pare che la classe politica sia maturata di molto e sappia fare meglio, dunque non mi fido; quanto alla seconda, un tempo favoriva le esportazioni, oggi, in un mercato globale molto diverso dagli anni Novanta, questo è da dimostrare, mentre resta certo che rappresenta la tassa più odiosa: l’aumento indiscriminato dei prezzi per tutti, altro che fisco progressivo o patrimoniale per i ricchi. Eppure, parlano tutti dell’euro o dell’Europa fino alla nausea.
Agli amici del Forum ho piuttosto proposto una variazione sul tema.
1) Lo status quo è indifendibile. Non solo le politiche attuali dell’Europa – fiscal compact e quant’altro – hanno minato la fiducia dei cittadini – ma nemmeno sono servite a far intravedere un lontano spiraglio di luce con la scritta “uscita dalla crisi”.
2) Passi indietro è meglio non farli. A uscire dall’euro ci direbbero anche “accomodatevi”, e la cesura tra nord d’Europa (dove in tanti di noi vanno o vorrebbero andare a lavorare, o studiare, o curarsi) e sud, diventerebbe netta per almeno altri trenta anni. Si farebbero salti di gioia nel poter tornare a fare debiti, e via allora con altre spese militari e la diffusione generalizzata di leggi mancia con prebende urbi et orbi. Perché questo sa fare la nostra politica, altro che essere obbligati a metter mano alle folli spese militari, ai costi della corruzione e dell’evasione, e compagnia cantando. Tutto resterebbe immutato, statene certi.
3) Lavoriamo allora per maggiore democrazia: elezione del Presidente della Commissione che sia dunque responsabile alla cittadinanza europea ma anche sottoposto al giudizio parlamentare per le regole della famigerata Troika (sulla “democratic accountability” delle politiche di rigore economico, abbiamo creato un gruppo di lavoro nell’ADLE).
4) Lottiamo per la creazione di un bilancio della zona euro, col quale finanziare anche un'”assicurazione disoccupazione” o un “reddito di cittadinanza” universale per i cittadini dell’euro-zona. Udite udite, questa è la proposta del gruppo “Glienicker” di esperti tedeschi, di tutti i partiti politici, segno che il dibattito può esser meno noioso che le solite dichiarazioni di fede pro o contro euro. In Francia è stato l’Istituto Delors a rilanciare le proposte del gruppo Glienicker, In Italia mi pare che nessuno se ne sia occupato.
5) Integriamo i vincoli su bilancio, debito e inflazione, con almeno qualcuna delle seguenti misure: creazione di un porto franco di servizi sociali universali e inderogabili sotto garanzia europea, scorporo degli investimenti dal computo del debito, fondo di redenzione europeo per tagliare la parte eccedente il 60% del debito, integrazione dei criteri di convergenza con nuovi parametri obbligatori di spesa nell’educazione e ricerca, o nelle soglie massime di tolleranza di costo della corruzione e dell’evasione.
Infime, deo gratias, si rilanci l’Europa anche oltre l’euro e i benedetti/maledetti conti: politica estera e di difesa comune, ad esempio. Fosse per me, andrei anche con gesti unilaterali: chiudiamo le ambasciate italiane in alcuni paesi, e affidiamoci al servizio diplomatico europeo che già esiste: lo responsabilizzeremmo, e risparmieremmo. O cominciamo con una piccola cosa, come una protezione civile europea, per cui già esiste ogni base giuridica di attuazione: se ne era già parlato dopo Haiti, e ora nelle Filippine siamo alle solite, ogni Stato UE invia per i fatti suoi i suoi aiuti.
Questo e altro, questo o altro, ma insomma, prego perché si sia propositivi, fantasiosi, rottamatori, e quant’altro, ma non noiosi con questa manfrina dentro o fuori l’euro, e via.
Nel frattempo, tre compagnie arabe hanno acquistato in un colpo solo 125 miliardi (miliardi) di aerei: a parte l’irrilevanza della questione Alitalia rispetto a questi numeri, capiremo presto come perfino nei cieli saremo presto irrilevanti, se non uniti. Poi, fate vobis; del resto, come scrive Massimo Cacciari, “L’Europa è la terra dove è necessario il tramonto”.

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