Essere utili al nostro Paese

Francesco de Notarisdi Francesco de Notaris
‘Vorrei essere utile al Paese, ma come?’, ha scritto un ex parlamentare. Non ci sono più luoghi nei quali realizzare in modo organizzato la politica. Ci si interessa di politica esercitando il volontariato sempre più visto come supplenza in uno Stato che non offre più servizi dovuti.
Intanto aumentano il risparmio ed il sommerso ed il patrimonio delle imprese che lavorano bene è accresciuto. Ma l’Italia è ferma. Le famiglie non spendono e le imprese non assumono iniziative. Paura del futuro e povertà di obiettivi possibili ed entusiasmanti.
La politica gira su se stessa e l’Italia, secondo il Censis, è chiusa in sette giare che al loro interno garantiscono gli appartenenti e che non comunicano e sono impenetrabili. La politica non è in grado di mettere in comunicazione la grande finanza internazionale, la politica nazionale, le istituzioni con la loro burocrazia, le minoranze vitali, la gente del quotidiano, il sommerso, il mondo della comunicazione.
Il populismo che coinvolge la gente e l’ autoritarismo che è scorciatoia che tenta i governanti sono due facce della stessa medaglia che si alimentano vicendevolmente, mentre si affievolisce il senso dello Stato e ci si organizza sul territorio con piccoli capi rinforzati anche da primarie indette da partiti che hanno perso la caratteristica del Partito. In queste competizioni emergono l’individualismo e nessun progetto condivisibile. Ci si mette insieme avendo per collante la preoccupazione dell’aggravamento della crisi. Non c’è attenzione a tutto il Paese e si allontana un obiettivo fondamentale che è lo sviluppo complessivo del Paese. Anziché aprirci ad orizzonti ampi si costruiscono recinti, orticelli, per difendersi e difendere l’economia del luogo: economia senza idee, senza veri leader, iniziativa antistorica e fallimentare. Nelle grandi Città sorgono gruppi e Associazioni che guardano…il marciapiedi anziché…l’autostrada…, che puntano il dito sugli ultimi come se fossero loro i responsabili di ogni disastro, che invocano ogni taglio invece che chiedere la giustizia sociale , lo sviluppo, l’occupazione, la realizzazione dei diritti umani e la fine del governo della finanza che affama l’Europa. E’ proprio visibile il sopravvento dello stupidità sulla saggezza, dell’opportunismo sulla giusta rivendicazione, della semplificazione superficiale sulla critica alta, della strumentalizzazione del disagio sulla fatica del confronto e della cultura del dialogo. Leader populisti, come Masaniello da strapazzo. Alcuni leader vanno definiti con l’espressione evangelica di ‘guide cieche’. Esame approfondito andrebbe operato intorno al fenomeno dell’antipolitica che è stato oggetto di recenti considerazioni dal parte del Presidente Giorgio Napolitano.
Si parla di riforme e la madre di tutte dovrebbe essere la riforma elettorale. Ogni progetto presentato subisce la pressione dei nominati che vogliono restare in Parlamento e dei leader che vogliono tutelarsi nominando uomini fidati.
Facile criticare l’esistente, le carenze, addossando ogni responsabilità a Governi e al Parlamento della precedente legislatura ed ai soggetti componenti dei Partiti alleati in tempi andati. La stranezza è che gli uomini che gettano il pallone nel campo avversario sono gli stessi che con sigle diverse erano espressione di alleanze che oggi contestano. Sembra che il Parlamento non abbia la capacità di guardare avanti e progettare mentre si confonde quella che dovrebbe essere la politica con la gestione, con l’amministrazione, che è spesso la cattiva amministrazione.
Dalla fine della guerra , dinanzi alla necessità della <a href="http://www.laretitudine more info here.net/category/casa/”>casa si costruirono case , e poi avemmo la riforma agraria che restituì la terra a chi realmente la lavorava e l’analfabetismo fu affrontato con la riforma della scuola media unica mentre l’esigenza di industrializzare e dare lavoro vide l’industria metalmeccanica fiorire, e vedemmo, tra l’altro, la nazionalizzazione dell’energia elettrica e lo statuto dei lavoratori e la riforma sanitaria. Oggi non c’è risposta e si continua a nello sport di accusarsi a vicenda che poi è ammissione implicita di colpevolezza.
Emerge tra i giovani una sorta di decadimento antropologico e nessuno si occupa di comprenderli e motivarli.
Abbiamo bisogno di politici con ideali, di buona politica fatta di progettualità e realizzazioni. Abbiamo bisogno di metterci in gioco tutti. Noi de la Rete 2018 dovremmo essere costruttori di politica buona e virtuosa.

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