Enrico Berlinguer e noi

fonte: Il Fatto Quotidiano
di Sergio Caserta
29 novembre 2013
Nell’ultimo spettacolo di Paolo Rossi, qualche giorno fa al Teatro Duse di Bologna, uno degli sketch del grande comico “erbivoro” immagina un incontro tra sogno e realtà con Enrico Berlinguer, ritornato tra i viventi, che gli chiede come sta il Partito, come va l’Italia. Rossi gli racconta un sacco di frottole, perché non ha il coraggio di dirgli la verità: il Partito sta benissimo, dice, è evoluto ma ha mantenuto saldi gli antichi principi, la questione morale finalmente è risolta, la democrazia ha vinto, ecc.
L’attore, scherzando, afferma una grande verità: un’intera generazione, la nostra che si avvicina alla definitiva maturità, sta mentendo a se stessa; ci guardiamo dentro e diciamo che siamo rimasti gli stessi mentre tutto è profondamente cambiato, non solo in peggio, ma in buona parte sì! Il sogno di un’Italia migliore è tramontato: ricordo una frase di molto tempo fa che campeggiava sui manifesti elettorali, “insieme costruiremo un Paese dieci volte più bello”, diceva proprio così, a pensarci viene ancora la pelle d’oca ma ci credevamo, che l’Italia con noi al governo potesse – dovesse – migliorare, anche perché trent’anni di DC ci sembravano insostenibili e per farci forza ci dicevamo: “non moriremo democristiani”.
Chi l’avrebbe mai detto che avremmo dovuto patire anche vent’anni di Berlusconismo (ma sono davvero finiti?).
L’anno prossimo sono trent’anni dalla morte di Berlinguer e già si comincia a discutere di questo storico anniversario: vedrete, ci saranno tante commemorazioni, ognuno cercherà di fare la sua parte, di ricordarlo, di intestarsene l’eredità ma: attenzione, guardatevi dalle imitazioni, da chi insinuerà di essere il vero detentore del patrimonio morale e politico dell’ultimo grande Segretario… continua a leggere

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