Don Diana e la foresta che non c’è

de notarisdi Francesco de Notaris
Padre Diana, don Peppino, Parroco a Casale di Principe, fu ucciso il 19 Marzo 1994 mentre stava per celebrare la Messa.
Era nato il 4 Luglio 1958. Tutti lo conoscevano a Casale di Principe in provincia di Caserta. Era anzitutto il Parroco, non un Parroco. E da Sacerdote era impegnato perché il cristianesimo fosse vissuto come esperienza di fede, come testimonianza di vita. Lo ha ricordato Sergio Tanzarella come soltanto uno storico sa fare. Ed io sono andato a Casale il 4 Luglio scorso anche per ricordare e rendere omaggio all’uomo che per amore del suo popolo non ha taciuto.
Nel 1991 quando in Italia non si conoscevano i Casalesi e Gomorra. la grande forza economica e criminale, don Peppino ai sacerdoti della sua zona gridò che “…È ormai chiaro che il disfacimento delle istituzioni civili ha consentito l’infiltrazione del potere camorristico a tutti i livelli. La Camorra riempie un vuoto di potere dello Stato che nelle amministrazioni periferiche è caratterizzato da corruzione, lungaggini e favoritismi.
La Camorra rappresenta uno Stato deviante parallelo rispetto a quello ufficiale, privo però di burocrazia e d’intermediari che sono la piaga dello Stato legale.
L’inefficienza delle politiche occupazionali, della sanità, ecc; non possono che creare sfiducia negli abitanti dei nostri paesi; un preoccupato senso di rischio che si va facendo più forte ogni giorno che passa, l’inadeguata tutela dei legittimi interessi e diritti dei liberi cittadini; le carenze anche della nostra azione pastorale ci devono convincere che anche la Chiesa deve farsi più tagliente e meno neutrale […] forse le nostre comunità avranno bisogno di nuovi modelli di comportamento: certamente di realtà, di esempi, di testimonianze per essere credibili”.
Mi vengono alla mente la sua voce e la telefonata che ricevetti alla vigilia della compilazione delle liste per le elezioni del 1994, delle quali non conobbe i risultati perché fu ucciso il 19 Marzo di quell’anno, nell’anno in cui nella terra dei fuochi vinceva Berlusconi.
Terra dei fuochi perché di notte vengono incendiati rifiuti di ogni tipo.
A Casale, nell’anniversario della sua nascita presentavano il progetto di una fiction per il sacerdote. C’erano il produttore Pecorelli, il regista Frazzi e ragazze curiose in attesa dell’attore protagonista, invece assente.
Speriamo che immagini e racconto facciano conoscere il vero prete che fu don Diana.
Premi per la legalità. In prima fila il Commissario prefettizio perché l’Amministrazione è stata sciolta per la terza volta dal 1991. Un record.
Avevo vagato per circa un’ora alla ricerca del luogo dell’appuntamento. Scheletri di palazzi abusivi costeggiavano una lunga strada periferica e poi villette blindate. E al centro bei negozi immersi in una babele edilizia. Nonostante chiedessi informazioni non avevo avuta alcuna indicazione da uomini seduti al bar da tempo immemorabile che rispondevano di non essere del luogo. Non sapevano.
Avevo perso le speranze di trovare Via Urano dove si svolgeva la cerimonia fin quando un signore sulla soglia di una casa mi fece cenno di rallentare. Senza che gli avessi chiesto niente mi ha indicato la direzione ed un luogo che era nei pressi della via Urano. Mi avevano notato. Sono bravi nei controlli! Roba da viaggio interplanetario.
Pochi Casalesi, e studenti che non sapevano molto di don Diana. Non tutti ne avevano sentito parlare.
Eppure numerosi sono i volontari che associati mantengono viva la memoria delle storie migliori del nostro Paese. Tanti e sempre pochi. Radici che creano cespugli e non boschi.
Ali che non volano tanto da essere viste nel cielo . La malattia dell’individualismo è visibile. Si lavora in cortile, in cortili anche ampi; pur sempre cortili. Non abbiamo la capacità di creare una foresta, una grande rete e la piccola grande storia di ognuno è sconosciuta ad altri; ed ognuno compie percorsi come farebbero gli incursori , non come deve fare un esercito.
Il compito di ognuno di noi sarà ed è anche quello di conoscere ciò che c’è di straordinario e di mettere insieme una rete di persone generose e creative per cui si possa compiere un percorso condiviso.

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