Oltre il dibattito nord-sud

de notarisdi Francesco de Notaris
In questi ultimi tempi torna di attualità il Mezzogiorno d’Italia. Numerosi gli interventi giornalistici , gli studi, i dati dell’occupazione, disoccupazione, le statistiche, i bilanci, il reddito pro capite, (che tutti conosciamo senza aver bisogno di leggere una vocale o consonante) , e pubblicazioni nuove si aggiungono a quelle dalle pagine impolverate presenti nelle biblioteche a lode e gloria dei loro autori.
Sullo sfondo sempre l’agitarsi dei soliti fantasmi che ci accompagnano dai tempi dell’unità e che hanno radici ancora precedenti.
E si parla di Cavour, Garibaldi, Mazzini, dei bersaglieri, dei re cugini Francesco e Vittorio Emanuele, della guerra per annessione, per conquista, per liberazione e dei briganti e/o patrioti, dei tradimenti, della massoneria inglese, delle stragi avvenute al sud, di Gaeta e della fine dell’esercito borbonico e poi della camorra napoletana, della nostra classe dirigente, realtà eterna ed alibi per ogni ‘flop’.
Ancora si discute su chi sia il legittimo aspirante al trono delle Due Sicilie, mentre i Savoia hanno gli stessi problemi dinastici. C’è chi si appassiona a temi del genere.
E chi nega che lo storico non debba fare il suo lavoro? Unicuique suum.
Intanto la storia corre. L’economia e la finanza governano. Il cinese galoppa. L’Europa è in crisi. La Russia ha nostalgie zariste, gli Stati Uniti come guardiani dell’ordine mondiale fortunatamente zoppicano…, e noi siamo all’avanguardia per la…fuga dei cervelli.
In questo mondo in movimento, mentre folle di donne e di uomini migrano per sopravvivere e guardano all’Europa e al mondo, noi italiani siamo ancora a parlare di nord e sud, di padania inesistente, di Bergamo alta e di Bergamo bassa, di Nocera Inferiore e Superiore, di camorre invincibili , di inadeguate classi dirigenti, di corruzione dominante, di riforme senza riforme, del nero da far emergere, di tasse da pagare o no, e scambievolmente ci si chiede: “si, e tu con chi stai?, chi conosci? abbiamo …un amico lì?”.
Capita che, finanche nella preparazione di Convegni, Congressi e simili, una delle preoccupazioni degli accorti organizzatori sta, valorizzando il manuale Cencelli sempre attuale, nell’invitare personalità di orientamenti contrapposti, voci diverse, in modo che ognuno si senta a proprio agio, libero nel dire ciò che vuole, nel diversificare la sua argomentazione dall’altra ‘autorevole’ dell’ ‘illustre’ Collega, realizzando la rappresentazione salottiera che lascerà tutti contenti e tutto come prima, con compiacimento dei promotori.
E non c’è nord, centro e sud che tenga. Se potessimo guardare dall’alto vedremmo un Paese in movimento…franoso con amministratori il cui sguardo si ferma al cortile di casa e che usano i fondi europei in modo improprio, facendo piovere denaro che non porta frutto , da campioni della cultura raso-terra, o per comprare il prossimo consenso elettorale o per trasformarli in borse di studio per figli di amici o, in mancanza di programmazione e di proposte e di pubblicizzazione di bandi, alla fine della giostra, rinviandoli al mittente. Governi precedenti hanno stornato i fondi nel silenzio di politici proni nel servizio.
Ed occorre fare una profonda riflessione sullo stato della nostra società e delle Organizzazioni più rappresentative. Verifichiamo come vi sia carenza di proposte di ampio respiro da parte di soggetti imprenditoriali e difetto di programmazione da parte dell’Istituzione che diventa un semplice sportello, una buca per la posta, vanificando il sistema complessivo previsto e la stessa filosofia che ha ispirato la politica europea verso le regioni disagiate. Nel vuoto, la tentazione diventa quella di accedere o suggerire progetti insignificanti e spendere comunque realizzando lo spreco senza modificare in meglio sul piano strutturale e dello sviluppo. Questo esercizio è diffuso.
Mentre a Pechino, ad esempio, i privati investono e costruiscono ferrovie e favoriscono i trasporti, il commercio, molti tra i nostri imprenditori , come spugne, cercano di accrescere il loro patrimonio con i fondi pubblici e poche mosche bianche impegnano il proprio portafoglio ed i treni al nord, al centro, al sud deragliano.
Se la questione meridionale e quella settentrionale , che è altra rispetto alla prima, non esistessero davvero per la complessiva incapacità di governi , il dibattito sarebbe demenziale. Ma, fine a se stesso è dannoso. Continuare in sterili esercitazioni letterarie è controproducente se alle parole non seguono fatti, azioni di Governo. Penso non si debba correre il rischio di avvitarsi nella prosecuzione di un dibattito che diventa liturgia se non si individuano subito linee di azione, di intervento per costruire una vera unità del Paese, unità che non è soltanto territoriale e che è culturale, sostanziale, faticosa da raggiungere perché questi anni hanno alimentato le differenze, le incomprensioni, lo sviluppo disuguale e distorto, ed ogni anomalia che costituisce il ‘divario’, che è uno dei cancri di questo Paese.
Parlare di Meridione, dei vari sud d’Italia, della vita dei concittadini, richiamare la storia della nostra emigrazione all’estero e verso il nord non è un argomento tra i tanti. Ridurre l’argomento ad una mera riproposizione di tesi trite e ritrite per poi ritenersi soddisfatti di avere convinto l’uditorio non può soddisfare nessuno, a cominciare da relatori che appartengono alla solita compagnia di giro. E’ l’approccio metodologico che va rivisto insieme ai contenuti e alle indicazioni operative da dare.
La mia esperienza di vita mi porta a ricordare dibattiti interminabili tra i soliti studiosi, qualche esponente di centri studi che vivono sopravvivendo sulla irrisolta questione meridionale e volontari dalla fede incrollabile. Tranne i saluti di qualche governante in carica, ai concetti espressi e agli impegni annunciati raramente sono seguite realizzazioni.
Ricordo una giornata di studi ben pubblicizzata ed animata dai massimi vertici di enti ed istituzioni che in tempi successivi si erano interessati del Mezzogiorno.
Fu una giornata impiegata ad ascoltare ogni tipo di analisi e ad essere informati sui progetti e sulle azioni da mettere in campo per ridurre ‘il divario’. L’originalità era nel fatto che parlavano di attività che avrebbero dovuto realizzare gli stessi conferenzieri, tutti una volta direttamente responsabili.
Sembra frutto di una diffusa incoscienza politica non avere una linea-guida su una questione nazionale ed europea, che è simile ad altre – vedi ex Germania Est ed ex Germania ovest , oggi Germania – ,che ha trovato una risoluzione encomiabile.
Sembra che il nostro dibattito sia tutto condizionato dal desiderio di tirare una corta coperta dalla parte di chi è più forte nel gioco del tiro alla fune e quindi pare che, lasciando scoperta la testa o i piedi, l’obiettivo sia quello di lottare per avere qualche euro in più dai soliti fondi che tra un po’ l’Europa non erogherà più.
Gli intellettuali e gli accademici del carrozzone e non della Crusca costruiscono cattedrali e comode posizioni con le rimasticate analisi che già i meridionalisti classici esposero e sottolineano fatti e considerazioni a seconda degli interessi di parte, nascondendosi con maschere da ‘tecnici’; i politici-amministratori delle regioni riscoprono Miglio e, nonostante il disastro regionale, dimentichi dei loro trascorsi, guardano a macro-regioni con lo stesso entusiasmo dell’astronomo che ipotizza sull’origine e sul futuro dell’universo. Macro regioni come beni di rifugio. Amministratori che , continuando a guardare col binocolo rovesciato la terra ne sono lontani e scavano la fossa per sé e per i cittadini. Bisogna ostacolare e battere decisamente miopi disegni .
L’elementare lapalissiana verità che l’Italia crescerà, se ogni divario si ridurrà e se ogni territorio, come parte del mondo intero, coltiverà lo sviluppo , non si fa largo in menti evidentemente anguste interessate al raccolto miserabile dell’orticello o al fiore che sboccia talvolta dalla piantina posta sul davanzale di una piccola finestra della propria casa. Penso al politicante che guarda al voto da ricevere e non al mondo da costruire.
Un resoconto stenografico di un dibattito sulla istruzione pubblica avvenuto alla Camera il 7/2/1873 riporta un intervento del deputato Giorgio Asproni, che, a proposito di spese per inchieste, a suo dire inutili, diceva: “L’inchiesta è superflua. Il male c’è. Noi abbiamo letto che in una delle principali Città d’Italia, credo la massima, in Napoli, non ha avuto difficoltà un consigliere comunale incaricato di promuovere e proteggere l’istruzione, non ha avuto, dico, difficoltà che bisognava fare a meno dell’istruzione, perché l’istruzione, in fin dei conti, è anche fomite di colpe e di delitti. E questo consigliere, se non mi inganno, è anche professore del Governo. Figuriamoci quando l’insegnamento è affidato a questi istitutori e quando il Governo dà mano egli stesso, come ha fatto, ad eleggere simili consiglieri, cosa può sperare la nazione per l’istruzione pubblica?”.
Oggi i livelli di istruzione e formazione subiscono la crisi, anche quella economica, e calano le iscrizioni alle scuole superiori e alle Università del sud. Mutano elementi di contorno e la cultura soffre.
Dobbiamo dire che è saggio né attaccare, né difendersi, né battersi il petto, né puntare l’indice ed è giusto, invece, tutti insieme liberarci da incrostazioni antiche, da superate contrapposizioni senza senso, senza prospettive valide per accedere ad una logica propria di uomini del nostro tempo , consapevoli che ogni giorno i tempi stanno cambiando e non faremo la storia se rifiuteremo di guardare al futuro che non deve ripresentare…vecchie storie.
E tutti insieme dovremo fare i conti con la memoria storica e con il recente passato ed il presente ancora abitato da burocrazie che guardano il proprio ombelico e le…competenze accessorie, da amministratori alla ricerca di se stessi, da politici che ignorano la ‘polis’, da grossi imprenditori di stato cinghie di trasmissione con mani come ventose e dai piccoli in preda allo sconforto, da commercianti vittime del consumo assente, dalla produzione in nero, da una borghesia timorosa di scivolare verso la povertà, da professionisti in competizione tra loro alla conquista del cliente, dalle corporazioni che hanno cambiato soltanto il nome mentre i poveri diventano miserabili ed i giovani di ogni classe sociale sono nella tempesta di una precarietà esistenziale.
Ecco, credo che è urgente andare ben oltre il dibattito su nord e sud che, se continuiamo ad irrobustirlo, ci appesantisce, ci inchioda, paradossalmente si rende asfittico, ci distrae e diventa una palla al piede come è accaduto e come accade ancora.
Cresce intanto nelle regioni meridionali una classe dirigente che vuole confrontarsi, dialogare, che vuole essere soggetto di cambiamento, che riconosce sbagli e responsabilità diffuse, che è consapevole degli errori e delle omissioni compiute in settori fondamentali come quelli del turismo, dell’agricoltura, dei beni culturali, dei trasporti, dell’assetto del territorio ed ancora, ad esempio, dell’artigianato, e che non si lagna e non si presenta con il cappello in mano, che sa dove sono di casa l’ipocrisia e la verità, lo statista e l’intrallazzatore, il politico che guarda al bene pubblico e il politico fraudolento; c’è chi ha capito che dietro il garantismo peloso e il giustizialismo inconcludente il rapinatore è ingrassato come il rospo della favola. E c’è chi ha capito anche che l’inatteso affannarsi intorno al Mezzogiorno d’Italia mostra un cielo non limpido e c’è un po’ di nebbia da diradare. Assistiamo anche alla nascita di iniziative discutibili che operano in modo distorto. Vedi Banca del Mezzogiorno di tremontiana ideazione.
Intanto penso sia più che opportuno che gli amministratori delle regioni del sud, come gli altri, più che impegnarsi ad immaginare assetti istituzionali o a concorrere al festival delle dichiarazioni a effetto dovrebbero attuare le leggi che i Consigli regionali hanno approvato, dovrebbero programmare e realizzare più che vivere nell’immobilismo motivato dalla ristrettezza del bilancio che produce arretramento fin sul ciglio del burrone; dovrebbero adeguare nei fatti i contenuti delle principali norme europee e nazionali e, poiché spesso ci si riferisce alla utilizzazione dei Fondi europei, non può mancare la conoscenza dei tempi e delle specifiche modalità che regolano l’intervento, insieme alla formazione di personale amministrativo capace e consapevole della assoluta necessità di adempiere in tempi brevi anche ad un dovere civico.
Le procedure di infrazione a carico dell’Italia, al 10 Marzo 2014 erano 119. Il capitolo ambiente è il più nutrito.
Le cosi dette normative di riferimento nei settori previsti, le direttive europee non vanno considerate elencazioni di buoni propositi da pubblicare sui Bollettini regionali, seguendo la filosofia di avere le carte al loro posto.
I castelli di carta non reggono, non servono, e sono un inganno.
Bisogna assumere iniziative legislative, culturali, formative per combattere la mentalità di camorra che pervade il Paese, il metodo che premia la sopraffazione , la violenza e l’arroganza che in ogni ambito, in ogni settore è presente. Le corporazioni difendono se stesse , le burocrazie si sono fatte controparte; nei piccoli comuni il dissenso democratico è isolato, punito e si gioca con i diritti costituzionali e con la vita dei cittadini.
Ricordo, ad esempio, che il ventesimo anniversario dell’uccisione di don Giuseppe Diana ha visto, nel giorno della celebrazione dell’anniversario, la sostanziale assenza degli abitanti del suo paese natale.
Che cosa fanno le Istituzioni per togliere spazio alle mafie? Non sarebbe più auspicabile da parte di tante benemerite Associazioni la richiesta alle Amministrazioni pubbliche di una rinnovata prassi amministrativa e burocratica con controllo democratico più che di contributi per organizzare qualche commemorazione offrendo alibi a quanti vestono i panni di guerrieri anticamorra?
Il nostro Governo dovrebbe prendere il volo e tenere la rotta muovendo le ali , quella del nord e l’altra del sud, in maniera sincronica. In tal modo ognuno farà la sua parte, per ciò che può.
Noi de ‘la Rete per la democrazia’ continuiamo la nostra storia.
“Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne insieme è la politica, sortirne da soli è l’avarizia” (don Milani: Lettera a una professoressa).
Oggi “sortirne da soli” è impossibile.

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