Cristiani in politica

de notarisdi Francesco de Notaris
Dinanzi alla accusa ai cattolici di essere evanescenti in politica c’è chi pensa doversi costruire un progetto che sia capace di aggregare la costellazione dei cattolici italiani.
A me appare evidente che la sensibilità dei cattolici, dei cristiani si manifesta in modi diversi e articolati e che ormai è esclusa la possibilità in Italia di costruire un’aggregazione unitaria, un vero e proprio partito politico.
L’unità partitica dei cattolici è un’esperienza storica che ha avuto meriti e limiti ma è tramontata mentre è condivisibile l’invito di Papa Benedetto che a Cagliari nel 2008, auspicava “una nuova generazione di laici cristiani impegnati, capaci di cercare con competenza e rigore morale soluzioni di sviluppo sostenibile”.
Nuova generazione. Sviluppo che non sia quello finora perseguito. Ecco le richieste di Papa Benedetto.
Ed ecco che in un attimo appare come la vecchia classe politica, quella delle poltrone, delle tessere e della raccomandazione, quella della speculazione e dei pugni battuti in petto o degli inchini e baciamani, la generazione dei politici speculatori ed affaristi ed insieme moralisti ed atei devoti, baciapile e non morali, la generazione dei cristiani perché battezzati ma con tre mogli, l’amante e la borsa aperta per ricevere il contributo…per il partito…, la generazione di coloro che pongono sugli altri pesi grandi ma non spostano i loro neanche con un dito, la generazione di chi produce guerre e ingiustizie non è funzionale per la pace e per promuovere lo sviluppo sostenibile, come richiesto anche dai Trattati dell’Europa.
Se Papa Benedetto a Cagliari ha così parlato vuol dire che la presenza di laici autenticamente cristiani in Italia è rarefatta e certamente vi è da rivitalizzare l’azione pastorale e valorizzare i carismi propri dei laici riscoprendo lo stesso Concilio.
Papa Francesco chiede coerente testimonianza da parte , pare capire, di cristiani adulti.
Oggi il concetto di Città a misura di uomo, di Città che va costruita secondo la misura dei completi bisogni temporali dell’uomo sia esso cristiano o non cristiano, di quella Città della quale parlava Lazzati è un concetto sconosciuto.
Chi considera Lazzati, che manifestando laicità , chiedeva ai cristiani la conoscenza, la competenza per avere risultati in politica? “Un buon cristiano – diceva – può mandare in malora un Comune se non sa cosa vuol dire fare un bilancio”. Significativo il fatto che Lazzati si avvia verso la gloria degli altari.
Chi ricorda La Pira considerato bigotto dai progressisti, rivoluzionario dai bigotti, curiale dai contestatori, contestatore dai curiali, integralista dai laicisti, vicino ai laicisti dagli integralisti ?
Il progetto di La Pira, come amava dire, era quello di combattere l’ingiustizia, difendere gli oppressi, tutelare il pane ai deboli, sventare le insidie dei potenti.
Ecco il progetto. I cristiani, ovunque sono, sono chiamati ad operare in laicità un impegno politico, espressione fondamentale e onnicomprensiva della carità, per edificare un ordine sociale civile, rispettoso e promotore dell’uomo. Quindi è la fine di vecchi e nuovi collateralismi.
E poi c’è uno stile che è proposta discreta, che è rispetto dell’altro, che è autentica testimonianza di vita.
Non saranno i cristiani custodi di un ordine che non convince, né tappezzeria di palazzi che ci vogliono buoni e moderati, né fossili e perbenisti moralisti.
E’ compito dei cristiani, lontani dalla tentazione di volere giudicare, anche quello di mettere insieme energie che vivono disagi e speranze, ispirazioni e identità per costruire con tanti uomini di buona volontà una Città degli uomini nella quale giustizia e solidarietà, diritti di cittadinanza e dignità, pace e lavoro non siano parole cui corrisponde il nulla o quasi.
“I cristiani non mirano a perpetuare l’ordine esistente con quanto vi è in esso di disordine e di iniquità, ma a stimolare la promozione umana, lo sviluppo di tutto l’uomo, di ogni uomo” (Gaudium et Spes. 22).
Un comunità cristiana consapevole del proprio ruolo interviene alla radice delle situazioni di povertà ed emarginazione, incide sulle ingiustizie, frutto del peccato dei singoli e delle aggregazioni sociali.
Da cittadini ben sappiamo che la nostra Costituzione recepì due grandi principi della politica di Dossetti: la mediazione culturale e la distinzione tra azione politica ed azione religiosa.
I tentativi anche recenti di mettere insieme singoli cristiani e Movimenti, sigle ed autoconvocati in liste unitarie non potevano raggiungere alcun effetto sia per l’affrettata e strumentale iniziativa elettoralistica, sia per l’obiettivo improponibile sul piano storico e della prassi. Tra l’altro è mancata l’ispirazione evangelica autentica da parte dei proponenti , in presenza ed impegnati in una esperienza di governo, quella di Monti, che non ha certamente offerto l’immagine di un cristianesimo vicino ai deboli come nel suo proprium.
Oggi, se si parla di evanescenza dei cattolici è lecito aggiungere che tale evanescenza non è del tutto estranea alla stessa comunità cristiana, al cui interno molteplici sono i giudizi sulla politica perseguita in Italia ed ancora si potrebbe dire che non sempre sono stati riconosciuti e coltivati nella comunità i carismi dei laici e si potrebbe convenire che eccessiva in questi anni è stata l’opera di supplenza realizzata da sacerdoti che , in numerosi casi, hanno reso muto il laicato cattolico.
I laici cristiani hanno operato un forte impegno nel volontariato, che è altro dalla attiva presenza nelle istituzioni.
Non a caso i Papi parlano di nuova evangelizzazione.
Dinanzi a fenomeni macroscopici come quello della insufficienza della testimonianza e della presenza dei cattolici in Italia non possiamo pensare di mettere toppe o di assumere qualche pur auspicabile iniziativa in un tessuto che appare sfilacciato.
Servirebbe un’esperienza autentica di testimonianza della comunità cristiana. Se non si semina non si raccoglie ed occorre seminare nel terreno buono.
In questi anni anche all’interno della comunità ecclesiale si sono offerte sponde e si è andati a braccetto non sempre con i cristiani adulti ma con atei devoti che hanno fatto cadere qualche briciola dal tavolo da pranzo del ricco Epulone. Ed ora ci si accorge che le briciole non saziano!
Altro discorso andrebbe fatto nel valutare il bilancio relativo all’operato dei cattolici che hanno avuto responsabilità politiche e poi nell’esaminare il rapporto con le comunità ecclesiali di riferimento.

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