Continuando a giocare sulla pelle del popolo siriano

aldo civico di Aldo Civico
Da due settimane mi trovo in una località al confine tra la Turchia e la Siria. Per raggiungere il luogo dove svolgo un seminario in risoluzione dei conflitti per leader civili della resistenza contro il regime di Assad, la macchina passa vicino a un campo profughi siriano, un grande ricettacolo della tragedia di un popolo da tutti abbandonato. In queste ore giunge anche qui l’eco dei tamburi di guerra che promettono un’azione punitiva degli Stati Uniti.
Quando l’invito alla preghiera diffuso dall’alto di un minareto si allunga sulla città insieme alle ombre della sera, seduto in un cortile parlo con Ammar, che con pazienza, e superando grandi ostacoli, sta intessendo le trame di un movimento civile in Siria che sogna e vuole costruire un nuovo paese. Tra una boccata e l’altra di narghilè al sapore di menta, scambiamo idee, analisi, frustrazioni e speranze.
La frustrazione maggiore di Ammar, è con il mondo occidentale, caduto in letargo di fronte al dramma di un popolo violentemente oppresso da un regime sanguinario e crudele. “Siamo l’ennesimo fallimento della politica occidentale nel Medio Oriente”, dice amaro Ammar. Le sue parole sono una eco di altre espressioni di risentimento e disperazione che ho raccolto in questi giorni. “Ciò che spicca è… continua a leggere

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