Con un estraneo alla democrazia non può esserci intesa di governo

novellidi Diego Novelli
In questi giorni di grande confusione e di incertezza politica la lettura dell’ultimo libro dello storico Guido Crainz (“Il Paese reale: dall’assassinio di Moro all’Italia di oggi” edito da Donzelli), può servire a capire perché ci troviamo in questa situazione e soprattutto quello che non si dovrebbe fare se si vuole veramente uscire dal pantano in cui le nostre istituzioni e il regime democratico sono caduti, con un crescendo spaventoso, a partire dagli anni Ottanta.
Con il rigore dello storico Crainz racconta i fatti accaduti non soltanto sulla base di testimonianze, ma con il riscontro dei documenti, lasciando che parlino da soli, senza chiosarli.
Leggendo queste pagine sorge spontanea una domanda: com’è mai possibile che ci sia qualcuno (onesto intellettualmente) non solo nel centrosinistra e non solo nel ceto politico, che possa immaginare e proporre la formazione di un governo cosiddetto delle “grandi intese”, che veda tra i suoi protagonisti un personaggi come Silvio Berlusconi?
Sia chiaro che, almeno in questa sede, non ci interessano le sue vicende private, peraltro ignorate nel libro di Grainz. A questo proposito ha parlato Veronica Lario, prima del divorzio: lo ha considerato, con tono commiserevole, un soggetto ammalato.
Uno studioso come Antonio Gibelli ci ricorda però, nel suo ultimo libro che è «principio etico costitutivo dei regimi liberali, il fatto che l’uomo di governo non solo dev’essere, ma deve apparire probo e rispettoso delle leggi».
Ma torniamo al corposo libro di Guido Crainz. Il nome di Silvio Berlusconi compare sin dalle prime pagine, la dove viene citata un’inchiesta su “Il Corriere della Sera”, Walter Tobagi (il giornalista assassinato dai terroristi) dal titolo “Come Milano sta cambiando pelle” (10 dicembre 1978).
Dopo i Cefis e Sindona arriva «il costruttore di quartieri residenziali e promotore di tv private».
E proprio come padrone di Canale 5 il signor B. lancia la sfida al servizio pubblico, con il “Mundialito” (fasullo campionato del mondo del calcio) come dichiarava apertamente in un’intervista a Panorama (20 ottobre 1980).
E raggiunge l’obiettivo dopo aver acquistato anche “Italia 1” e “Retequattro”.
Con un decreto legge d’urgenza del suo amico Bettino Craxi si consente alla Fininvest di continuare le trasmissioni a livello nazionale. “Un provvedimento eccezionale e temporaneo”. Come viene definito dal governo il primo atto legislativo ad personam.
Il profilo del Cavaliere – grande imbroglione dell’Italia repubblicana – nella ricostruzione storica del “Paese reale” emerge con nitidezza attraverso ben 59 citazioni che lo riguardano, prima e dopo la sua “discesa in campo”, con tutti i fatti e i misfatti che ha compiuto.
Lo storico Guido Crainz riferendosi alla stagione dell’Ulivo rileva che «fu sottovalutata l’esigenza di un radicale rinnovamento della politica: eppure esso era essenziale per interrompere la spirale. Per costruire barriere credibili a quella estraneità alla democrazia che Silvio Berlusconi sembrava incarnare senza troppi infingimenti. E che sarebbe diventata un pericolo reale per il Paese sin alla parossistica deriva finale».
Ne tengano conto i dieci saggi scelti da Napolitano.

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