Burocrazia: servirebbe un Comitato nazionale di liberazione

fonte: Il Fatto Quotidiano
Cos’è che ci tiene bloccati? Cos’è, davvero, che ferma l’Italia, la incatena, la soffoca in una quotidiana “crisi” – prima morale, poi politica, infine anche economica e sociale – che ormai da vent’anni e più è l’alibi giusto per non cambiare mai, per non rischiare mai, per non scegliere mai? Dov’è il cuore dei nostri problemi, qual è la causa delle nostre lentezze, dei nostri ritardi storici, delle nostre tante, troppe occasioni perdute?
Forse, a voler guardare l’Italia allo specchio, tutto questo ha un nome. La burocrazia. Che è, sì, la burocrazia degli uffici e degli sportelli, delle carte e delle scartoffie, delle autorizzazioni e dei pareri, delle lunghissime trafile e dei rimpalli infiniti. Ma è anche quella “burocrazia mentale” che di tutto questo è la vera causa. È un modo di pensare che utilizza la ricerca di una utopistica “unanimità” come scusa per non agire, per non trasformare mai il pensiero in azione.
Un cancro che agisce a ogni livello, fuori e dentro la politica. Si vede nelle decisioni storiche e nelle piccole beghe quotidiane, nel dibattito nazionale e nelle decisioni locali. Lo sperimentiamo ogni giorno, tutti, sulla nostra pelle.
Non è solo la massa di procedure, di regole e regolette, di certificazioni e di autorizzazioni che incombono su ognuno di noi, che si tratti di una multa non pagata o di una richiesta all’anagrafe. Al di là della quotidianità e dei suoi “lacci e lacciuoli”, come si suol dire, il… continua a leggere

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