Si dice che occorra sempre mettere l’interesse del paese prima dell’interesse di partito. Come se in questa lunga stagione di leadership carismatiche, narcisistiche e irresponsabili, piene soltanto di sé, avessero abbondato i dirigenti capaci di preoccuparsi del proprio partito, al di là del proprio destino individuale. Ma che interesse ha l’Italia a ritrovarsi con un Partito democratico sotto la soglia dell’irrilevanza? È nell’interesse del paese che siano Silvio Berlusconi e Gianroberto Casaleggio a contendersi da domani il governo della Repubblica? Quale idea di interesse nazionale può essere conciliabile con uno scenario in cui le istituzioni democratiche siano ostaggio di due contrapposti populismi?
In questo caso, ci pare che l’interesse del Partito democratico venga prima dell’interesse del paese, ma solo in senso cronologico: perché dopo la disintegrazione del Pd sarebbe arduo ipotizzare la rinascita economica e civile di un’Italia divisa tra grillini e berlusconiani. E che questo sarebbe l’esito di una nuova unità nazionale tra Pd e Pdl non è difficile da dimostrare, visti i precedenti. Quello che ancora andrebbe dimostrato è semmai quale sia l’utilità di una terapia che…
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