Enrico Mentana (pagina ufficiale, bis)

La fascinazione collettiva verso Papa Francesco merita di essere analizzata più in profondità. Certo, il nuovo pontefice ha ripristinato un aspetto già caro a Karol Wojtyla, l’assoluta visibilità, la corporeità, il dialogare, l’abbracciare, il farsi toccare: la comunicazione diretta che è propria al pastore territoriale, che conosce i suoi fedeli, che interagisce con loro, che non parla solo ex cathedra. E ci ha aggiunto una caratteristica tutta latina, che è stata di Papa Giovanni e anche del breve pontificato di Papa Luciani, quella del linguaggio chiaro nitido e accessibile, estremamente colloquiale, che insieme ai gesti e alla comunicazione diretta pone il capo della Chiesa alla stessa altezza di ogni fedele, come una volta sempre accadeva tra parroco e parrocchiani. Ne deriva un recupero di esperienze già vissute da chi abbia almeno avuto un’iniziazione alla religione cattolica, una familiarità subito ritrovata, una sintonia facilmente ristabilita con la voce della Chiesa che ti parla di misericordia, di poveri, di perdono, senza volare per forza ai misteri e alla criticità della fede, alla sfida intellettuale oltre che religiosa di Papa Ratzinger.
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