PD-M5S: prima i programmi e poi le persone

È ormai evidente che quello che una volta era il centro-destra italiano di ispirazione certamente conservatrice ma in qualche modo legata alla tradizione popolare europea, è oggi una destra in assoluta sintonia politica e culturale con i movimenti dell’estremismo xenofobo e nazionalista di altri paesi europei. È ormai evidente che all’interno di questa destra è del tutto marginale il ruolo politico e culturale di chi si richiama ai valori popolari.

Di fronte a questo quadro politico preoccupante, il PD ha paradossalmente una opportunità: quella di tornare al buon vecchio “prima i programmi e poi le persone”. Ha questa possibilità, accettando un confronto aperto con il Movimento 5 Stelle, che ha la legittimazione popolare per voler governare ma che deve dimostrare di volerlo fare in modo costruttivo.

Le nuove potenzialità di crescita e le persistenti criticità del nostro Paese impongono a tutti di porre al centro della politica il confronto sui contenuti e sulla soluzione dei problemi, in base ad una visione rispettosa dei diritti di tutti e di ciascuno e senza semplificazioni e slogan da eterno presente.

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E se la sfida del futuro fosse la cittadinanza planetaria?

Il mondo ci sfugge, cambia in modi e tempi fino a poco fa impensabili. Le conoscenze specialistiche hanno frammentato i saperi e sono diventate un ostacolo alla comprensione dei problemi globali, politici, economici, sociali, spirituali. E’ questo tumulto che raccoglie e analizza Mauro Ceruti ne “Il tempo della complessità”. La sfida per il futuro dell’umanità è elaborare la coscienza di un comune destino di oltre sette miliardi di persone. Ceruti parla di “associazione mentale” e “cittadinanza planetaria con diritti terrestri”. Un’utopia? “O ci salviamo tutti o non si salva nessuno” (La Repubblica.it)

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LA SINISTRA HA BISOGNO DELLA SINISTRA LIBERALE

un intervento di Niccolò Rinaldi su “Non mollare – quindicinale post azionista della Fondazione Critica Liberale” del 19 marzo 2018

Il 4 marzo la sinistra italiana si è finalmente guardata allo specchio e si è vista per quel che è: più piccola – con un consenso ai minimi; vecchia – con un elettorato in buona parte non giovane; sfigurata – irriconoscibile nei principi praticati e non più credibile.
Un ritratto già noto, ma la sinistra italiana per molto tempo ha fatto finta di niente, dividendosi tra due complessi d’inferiorità.
Il primo è verso il centrodestra, che in Italia esercita il potere con particolare spregiudicatezza. Si è cercato allora di rimediare adottandone lo stile e le frequentazioni, dai salotti buoni agli aerei presidenziali, le politiche, dalle minori tutele alle mance elettorali, e la comunicazione, all’insegna della vanità e delle mirabolanti promesse.
Il secondo complesso d’inferiorità è nei confronti del mondo che cambia e scuote le antiche certezze, un mondo globale, interdipendente, che ha bisogno di innovazione anche nella politica, nel quale si deve saper governare la complessità, le disuguaglianze crescenti e le relative paure. Anziché interloquire con questo mondo, si è preferito arroccarsi nelle politiche del no a priori, nella demonizzazione degli scambi internazionali o nella celebrazione di una società multiculturale bella per definizione.
In un caso si è scimmiottato l’originale, nell’altro ci si è trincerati dietro a formule ormai superate. Comunque sia, tra chi ambiva a una sinistra amica dei poteri forti e chi si chiudeva negli antichi recinti, è scoppiata inevitabilmente una resa dei conti fatta pagare all’intero paese. Che ha reagito a modo suo: lasciando questa sinistra in macerie.
Libera da questi complessi d’inferiorità, è rimasta salda nei suoi valori una componente minoritaria della sinistra italiana, spesso fraintesa o snobbata: la sinistra liberale, la sinistra democratica, i socialisti liberali.
Un mondo non marginale e variegato, che ha marcato interi periodi dell’Italia, che è quanto hanno precisamente fatto il pensiero e l’azione mazziniana, la Rivoluzione Liberale di Gobetti, Giustizia e Libertà che fu l’architrave dell’antifascismo sia nel pensiero che nella lotta partigiana, il Partito d’Azione, e poi La Malfa e il mondo di Pannunzio, e molto altro. Non poco, a ben vedere.
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Nel ringraziare Marcello per il suo report sulle decisioni prese nellla nostra ultima Retitudine, penso sia doveroso aggiungere che abbiamo anche accolto l’invito di Luca a lavorare per la costruzione di una “Sinistra dei Valori”. Sabato 17 e Domenica 18 marzo abbiamo discusso a lungo e non senza qualche momento di aspro, ma sano dissenso, ci siamo confrontati e abbiamo scoperto che la fontana del villaggio non si è affatto prosciugata e che abbiamo il dovere di impegnarci perché continui a sgorgare sempre più forte e sempre più cristallina. Il rivedervi dopo tanto tempo e la possibilità di riascoltare le sempre felici intuizioni dell’amico Angelo Tartaglia, oltre ad essere stato motivo di grande gioia hanno riconfermato che il mio contenitore politico, pur nel più assoluto rispetto delle nostre singole scelte, è e rimane il nostro Movimento, sul quale Davide Maria Turoldo ebbe a dire: “La RETE, se non ci fosse, bisognerebbe inventarla”.

Buon lavoro politico a tutte/i voi e, soprattutto, al gruppo che dovrà occuparsi dell’organizzazione della nostra scuola di formazione politica. Nel ricordarvi l’appuntamento di fine settembre, ribadisco la mia opinione sulla necessità di incontrarci con una maggiore frequenza.

Un abbraccio, Matteo Viviano

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De #Retitudine23

Come deliberato a La #Retitudine23 abbiamo tolto il 2018 dal nostro simbolo e quindi da oggi siamo (o torniamo ad essere 🤔🤔🤔) semplicemente La RETE.

Inoltre nella delibera:
– è confermato il nostro voler essere solo lievito culturale e sintesi politica, svincolati da ogni logica partitica, da ogni partito e ribadito che nel nostro statuto non è contemplato il livello istituzionale. L’adesione a partiti o movimenti politici è comunque compatibile con l’adesione e la partecipazione a La RETE o La RETITITUDINE ed è scelta personale.
– è stato costituito un gruppo di lavoro (responsabile Maria Chiara Manetti Chiara) per la costituzione e l’organizzazione di una Scuola di Formazione Politica.
Buon lavoro, insieme …
Marcello Bigerna

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Roma 1 luglio 2017 Insieme- intervento di LEOLUCA ORLANDO

#1nsieme #nessunoescluso L'esperienza di civismo politico a #Palermo dimostra che è possibile sconfiggere gli apparati autoreferenziali e il movimentismo inaffidabile. Il video del mio intervento a Roma.

Pubblicato da Leoluca Orlando, Sindaco di Palermo su Sabato 1 luglio 2017

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Civismo politico: il significato e la prospettiva di una esperienza.

di Leoluca Orlando

La dignità e la fatica dell’amministrare a servizio delle comunità locali non possono e non devono più essere mortificate ulteriormente da atteggiamenti e pratiche “annacatorie”, che hanno fatto parlare in Sicilia di uno “stato di calamità istituzionale”.

E’ dai territori, a partire anche da Palermo, che occorre prendere le mosse con quello che viene definito “civismo politico”, del tutto alternativo a movimenti tanto ribelli quanto inconcludenti e incapaci di amministrare e del tutto alternativo a logiche di apparato che simulano protagonismo con litigi continui ed inconcludenti.

Chi da oltre due anni considera conclusa la esperienza del Governo Crocetta ha il diritto e il dovere di immaginare un futuro diverso e migliore per i siciliani e per la Sicilia, a partire non da alchimie politichesi ma a partire dai problemi reali, come ogni giorno sono chiamati nei territori a fare amministratori locali e Sindaci.

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La Retitudine23

Acquasparta 16-18 marzo 2018
La Retitudine23

Info +39 393 9292821 e-mail: larete2018@gmail.com

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Comunali di Palermo: intervista al Sindaco uscente Leoluca Orlando


Fonte: Radio Radicale
“Comunali di Palermo: intervista al Sindaco uscente Leoluca Orlando” realizzata da Sergio Scandura con Leoluca Orlando (sindaco di Palermo).
L’intervista è stata registrata venerdì 24 febbraio 2017 alle 13:25.

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Referendum 4.XII.2016 FRANCESCO DE NOTARIS* La Voce delle Voci

Non si contano i commenti dopo aver conosciuto il risultato del voto referendario. Cittadini, giornalisti di professione, costituzionalisti si esercitano nello sport dell’ ” avevo detto io’ o del ‘chi lo avrebbe immaginato’.
Numerosi giornalisti, abituati a ricevere mail in posta elettronica, non più cronisti tra la gente, ma comunicatori di pensieri da scrivania, hanno scritto seduti sul loro sedere. Non interpreti della pubblica opinione ma megafoni di editori legati ai poteri dominanti.
E poi l’esame dei flussi elettorali, la valutazione sull’età dei votanti, le motivazioni che hanno determinato il voto riempiono ogni spazio ed appaiono brevi frasi anche sui muri dei palazzi di Città.
Tutti parlano della scelta democratica e del nuovo che avanza del quale non avevamo completa consapevolezza. Riporto, a tale proposito, qualche frase da un intervento in Senato di Carlo Levi, che può contribuire alla nostra riflessione:
“… Quel nuovo che è nelle cose e nella vita e nel cuore degli uomini e che è nato da mutamenti che vanno ai termini del mondo, da scoperte che cambiano i fondamenti secolari del pensiero, da lotte di liberazione che sprigionano dal buio caotico dell’inesistenza nuove forme e nuove volontà umane, centinaia di milioni di uomini nuovi e nuovi pensieri e sentimenti, quel nuovo che è nelle cose non si contenta di essere riconosciuto come un fatto, un oggetto, di cui si deve tenere conto per difendersene, per evitarne l’urto, per salvare le nostre vecchie vite, strutture, interessi, idolatrie.
Quel nuovo, poiché veramente esiste, opera in modo autonomo e vuol essere protagonista, non essere un momento della necessità, ma un momento della libertà. E tocca a lui , non viceversa, riconoscerci, per scoprire in noi, eventualmente, le proprie radici, il proprio cuore antico”.
La riforma della Costituzione è stata bocciata. Credo che l’esercizio del voto sia stata l’occasione attesa da parte di tanti per dire NO a questo sistema che produce povertà per molti e concentra le ricchezze in pochi soggetti. Se la finanza europea, la Merkel, le banche, la Confindustria, Marchionne e Briatore volevano il SI , la conseguenza è stata il NO dei giovani e degli adulti senza lavoro, di coloro che soffrono l’ingiusto e il mancato sviluppo, il divario del quale i meridionalisti hanno scritto e che è ormai presente in tutto il Paese.
E noi del sud dobbiamo anche convincerci che il divario è fondato sulla inadeguatezza della nostra classe dirigente politica e non, che invita alla edificazione delle clientele e sulle macerie di una borghesia fradicia e parassita sempre presente a Napoli negli incontri del SI, svolti tra i salotti delle case private e i saloni dei grandi alberghi del lungomare.
E’ vero. Non tutti hanno votato sugli articoli della riforma proposta. Però hanno fatto di meglio. Sono andati all’essenziale ed hanno votato tutti con lo sguardo alla Costituzione in vigore. E non hanno sbagliato il voto, che è sempre manifestazione politica. Hanno votato NO.
Non ho letto un solo articolo dei sostenitori del SI che hanno concluso col dire che occorreva cambiare atteggiamento e politica. C’è chi cerca di prendere tempo immaginando che la tempesta passerà…
Voci si levano dal Pd che, invece di mostrare di comprendere le ragioni del NO per rielaborare la politica in funzione dei bisogni espressi , mostrano di voler considerare quelli del SI come l’elettorato da preferire come base per ricominciare. Siamo all’impazzimento. Parafrasando don Milani si potrebbe dire che si vuol ricominciare ad ingrassare i sazi anziché sfamare chi sta male.
Tutti vogliono correre al voto per capitalizzare senza analisi e senza progetto. E poi c’è il Gattopardo in agguato!
E poi c’è chi pensa ad impossibili rivincite. Bisogna essere vigilanti, puri come le colombe e astuti come i serpenti. Il percorso è sempre in salita.
* già Senatore

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